Skip to main content

Full text of "Bollettini ECN Milano"

See other formats


Europea n Counter Network - Milano 


Rete Telematica Antagonista - Modem 02 2840243 





INDICI DEI CONTENUTI 



Parma 

Occupato il C.S.A. Barricate 

Secondao tentativo di sgombero del C.S.A. Barricate 

Appello per una manifestazione contro l’ultimatum del Comune 

Treviso 

Il Centro Sociale Agrrro è uno spazio di libertà 
Padova 

Comunicato del C.S.O. Pedro sulla bomba alla Lega 

Trieste 

Occupato un Centro Sociale 

Casoria (NA) 

Occupato un Centro Sociale 
Livorno 

Occupato un Centro Sociale 
Comunicato stampa delia F.A.I. livornese 

Vicenza 

Giù le mani dai centri sociali 

Ciniseilo Balsamo 

Occupato e sgomberato un Centro Sociale 

Genova 

Occupato un Centro Sociale 

Sgomberato il Centro Sociale Occupato Emiliano Zapata 

Imperia 

Sono questi i “progressisti” ?! , 

Lettera aperta sulla vicenda del C.S.O.A. Zapata 
Benevento 

Centro Sociale Labirinto 
Modena 

Comunicato del Circolo “Che” 

Salonicco (Grecia) 

Occupato un Centro Sociale 
Roma, Anonimi 
A Roma hanno vinto !? 

Bologna, Transmaniacon 

La fine del centrosocialismo reale 

Nessun futuro per i centri sociali, addio mia amata. 

Hold on, l’m coming 

Brutto anche il nome: abbasso i polipi, viva le meduse! 

Ostia, C.I.K./Spaziocamino 
Kapodanno più ad Ostia 
Bologna, Transmaniacon 
La Cina, purtroppo, è vicina! 

C.I.K., Ostia 

Storia di una serata estrema sì, ma non più nell’arte 
Bologna, Transmaniacon 
l’m talking ‘bout thè midnight rambler 
Sillogismo a incastro per citazioni 

Incompatibili, Milano 

Leoncavallo: come il topolino riuscì a fermare la montagna leghista 
Milano, da "il Buio” 

Centri Sociali: contorni e dintorni 




European Counter Network • Milano 


PARMA, 11/9/93 

Giovedì 1 8-9 è stalo oMupato a 

Parma il CSA BARRICATE 


Dopo 4 mesi di pseudotrattative che servivano ai 
Comune per guadagnare tempo e a noi per legit- 
timare l’occupazione, abbiamo rotto pubblicamente 
le trattative occupando l'ufficio dell'assessore alle 
politiche giovanili e una settimana dopo occupando 
il CSA barricate in via Gorizia. 

La solerzia delle forze dell'ordine è stata mirabile e 
già al mattino dell'occupazione (senza ordinanza di 
sgombero e quindi violando perf ino il diritto Borghese) 
insieme ad alcuni tecnici del comune si sono presen- 
tati in forze per ristabilire l’ordine e la legalità!? Men- 
tre tentavano il colpo e riuscivano ad arrestare 3 oc- 
cupanti, gli altri compagni assediati sono saliti sui 
tetti rendendo così visibile questo sopruso di polizia 
(il csa sorge tra un gruppo di scuole) e rallentando 
le manovre di sgombero (hanno dovuto chiamare i 
pompieri). 


altro che liberare i compagni arrestati e togliere 
l'assedio. 

Abbiamo subito organizzato una manifestazione 
contro il tentativo di sgombero (che si è svolta Sabato 
20 con la partecipazione di 250 persone). Nel CSA, 
pur nella precarietà della situazione abbiamo 
organizzato un’assemblea sui problemi del lavoro 
(che si fanno sentire anche nella città più vivibile 
d'Italia) con rappresentanti di 2 fabbriche (Bormioli e 
Parmasei) in crisi, un’assemblea di studenti univer- 
sitari (e abbiamo aperto una sala studio); stiamo or- 
ganizzando una mobilitazione di studenti medi sulla 
scia delle lotte nel resto d’Italia e stiamo cercando di 
aprire una vertenza sugli spazi sociali e sull’utiliz- 
zazione a scopi sociali delle aree dismesse insieme 
ad altri gruppi che si vorranno unire sulla base dei 
nostri contenuti. 


Nel frattempo i compagni che si trovavano all'esterno 
hanno riunito le forze, chiamato giornalisti e un'av- 



Centrì Sociali 


l 



Centro Sodale Leotuavallo 


SECONDO 
TENTATIVO DI 
SGOMBERO DEL 
CSAO BARRICATE 

Si susseguono una dopo l’altra le azioni repressive 
nei confronti dei compagni del csao Barricate: hanno 
cercato di introdurre nella sede del collettivo spazi 
sociali materiale per noi compromettente, hanno 
convocato in questura un compagno con precedenti 
penali dove ha subito insulti e minacce, hanno 
convocato anche dei minorenni accompagnati dai 
genitori e gli agenti hanno cercato di intimorirli 
affermando che ali’interno del csao c'erano dei 
terroristi. Non possiamo dimenticare, inoltre, le tre 
condanne subite dai tre compagni per aver offeso le 
forze di polizia nel corso della manifestazione del 
XXV aprile '91; condanna subita nonostante le 
testimonianze della polizia fossero totalmente 
contradditorie. E’ questo il clima che vogliono creare 
in questa occupazione che si presenta come più 
politicizzata e militante delle precedenti: fin dal 
primo giorno di occupazione hanno tentato di 
effettuare uno sgombero senza ordinanza (alla 
faccia della legalità borghese). 

L’ultima provocazione è stata compiuta l'8/1 2 dopo 
che l'assessore alle politiche giovanili (PDS) 



d’accordo col sindaco (PDS) ha reso ufficiale 
l'ordinanza di sgombero: un camion di pompieri si è 
presentato davanti al cancello pretendendo di 
spegnere un incendio inesistente e dopo un rifiuto dei 
compagni èsbucata la polizia nascosta nelle vicinanze. 
Dopo un breve assedio, rendendosi conto di non 
riuscire a compiere un blitz indolore, hanno terminato 
la loro brillante operazione di facciata. 

Questo clima repressivo però riesce solamente a 
renderci più combattivi, non ci metteremo certo a 
piangere sulle nostre disgrazie. Oggi c’è un dibattito 
sui detenuti politici con la presenza di un compagno 
di Bologna. Domani ci sarà una manifestazione 
studentesca contro la svendita della cultura; la 

settimana prossima un asse mbleasull’exYugoslavia 
con alcuni disertori; inoltre vanno avanti le varie 
iniziative: una vertenza sugli spazi sociali e le aree 
dismesse, stiamo organizzando seminari autogestiti 
all'università ecc.. 

- NON SI SGOMBERA LA VOGLIA DI LOTTARE 

- SOLIDARIETÀ’ CON I COMPAGNI E CON TUTTI 
I PROLETARI CHE SUBISCONO PRESSIONI E 
CONDANNE. 

- LIBERTA’ PER I DETENUTI POLITICI. 

CSAO BARRICATE 




Gennaio 1994 


Curopean Counter Network ■ Milano 


APPELLO PER UNA 
MANIFESTAZIONE 
CONTRO L'ULTIMATUM 

DEL COMUNE 

1 8" 1 1 Giovedì è stato occupato a Parma il CSA BARRICATE. Dopo 4 mesi di pseudotrattative che 

servivano al Comune per guadagnare tempo e a noi per legittimare l'occupazione, abbiamo 
rotto pubblicamente le trattative occupando l'ufficio dell’assessore alle politiche giovanili e una 
settimana dopo occupando il CSA Barricate in via Gorizia. 

812 Si susseguono una dopo l'altra le azioni repressive nei confronti dei compagni del csao 

Barricate: hanno cercato di introdurre nella sede del collettivo spazi sociali materiale per noi 
compromettente, hanno convocato in questura un compagno con precedenti penali dove ha 
subito insulti e minacce, hanno convocato anche dei minorenni accompagnati dai genitori e gli 
agenti hanno cercato di intimorirli affermando che alPinterno del csao c’erano dei terroristi. Non 
possiamo dimenticare, inoltre, le tre condanne subite dai tre compag ni per aver offeso le forze 
di polizia nel corso della manifestazione del XXV aprile ’91; condanna subita nonostante le 
testimonianze della polizia fossero totalmente contradditorie. E' questo il clima che vogliono 
creare in questa occupazione che si presenta come più politicizzata e militante delle precedenti, 
fin dal primo giorno di occupazione hanno tentato di effettuare uno sgombero senza ordinanza 
(alla faccia della legalità borghese). 

L’ultima provocazione è stata compiuta i’8/1 2 dopo che l'assessore alle politiche giovanili (PDS) 
d'accordo col sindaco (PDS) ha reso ufficiale l'ordinanza di sgombero: un camion di pompieri 
si è presentato davanti al cancello pretendendo di spegnere un incendio inesistente e dopo un 
rifiuto dei compagni è sbucata la polizia nascosta nelle vicinanze. Dopo un breve assedio, 
rendendosi conto di non riuscire a compiere un blitz indolore, hanno terminato la loro brillante 
operazione di facciata. 

14-12 Dopo soli venti giorni di occupazione e due tentativi di sgombero, il comune torna all attacco. 

Pressati dalla polizia, dalle logge e dalla stampa locale (dell’unione industriali) hanno dato un 
ultimatum all'occupazione con le solite scuse: perchè hanno raccolto 80(1) firme (contro le 
nostre 2000) contro il CSAO BARRICATE per il rumore; perchè siamo nell'illegalità; perchè 
rappresentiamo un pericolo sociale; e perchè l’edificio sarebbe pericolante (la balla classica). 

DOBBIAMO RISPONDERE IMMEDIATAMENTE CONTRO QUESTA POLITICA LEGALISTA E REPRESSIVA 

DEL PDS E DELLE ISTITUZIONI. CONTRO L'ENNESIMO SGOMBERO CHIEDIAMO LA PARTECIPAZIONE 
DI TUTTI I COMPAGNI 

SABATO 1 8 ORE 1 6 MANIFESTAZIONE DA BARRIERA BIXIO 

(autobus n.l) (vicino al csao Barricate) 


Centri Sociali 


3 


Centro Sodale Leotuavallo 


Riportiamo in rete una lettera aperta al territorio del 
centro sociale, dopo alcuni deliranti articoli apparsi 
sulla stampa locale. 

IL CENTRO 
SOCIALE 
AGRRRO E' 
UNO SPAZIO 
DI LIBERTA' 

In questi giorni la stampa locale (Il Gazzettino) parla 
di incontri "al vertice”, tra Comune di Trevignano e 
Provincia, per risolvere la questione dei 1 6 immigrati 
alloggiati a Trevignano, ed in attesa di sfratto. La so- 
luzione potrebbe esserci, all'interno dell'ex Istituto 
Agrario di Signoressa, ma c'è un problema: il centro 
sociale Agrrro che di fatto occupa lo stabile. Il tono 
dell’articolo non è dei migliori, si parla di “situazioni 
conflittuali altamente esplosive”, di rinvio delle 
decisioni. 

Da una posizione di chi mezzi di comunicazione non 
ne ha, cogliamo la palla per rilanciare idee, contenuti, 
discussioni, proposte, che da anni poniamo nel terri- 
torio attraverso la lotta e l'occupazione del centro. 

DUE ANNI DI OCCUPAZIONE, 

DUE ANNI DI AUTOGESTIONE 

L'occupazione, due anni fà, dell'ex Istituto agrario, 
nasce da un bisogno: quello di spazi sociali, di 
aggreagazione, autogestiti. Il fatto che lo stabile, di 
proprietà della Provincia, si trovi nel comune di 
Trevignano, non deve far pensare che solo questa 
amministrazione debba sentirsi coinvolta su quanto 
noi poniamo: il centro sociale è un punto di riferimento 
per giovani (e non) di Montebelluna, Castelfranco, 
Treviso, e tutti i comuni e paesi del trevigiano. 
Quello che abbiamo portato avanti fino ad ora, 
pagando in prima persona, è il tentativo di autogestire 
uno spazio, per delle attività culturali, musicali o 
anche di semplice divertimento, all' infuori degli 
interessi economici e delle clientele politiche. Un 
bisogno e un diritto, quello degli spazi, che però 


rivendichiamo assieme ad altri diritti: alla casa, al 
lavoro, al salario garantito, alla salute, all’istruzione, 

alla tutela delle diversità di pelle o culturali E le 

nostre lotte non si sono certo fermate alla difesa di 
un “capannone” per le “nostre” iniziative: l'autogestio- 
ne di questo spazio, le iniziative proposte, la realtà al 
cui interno si è via via aggregata, hanno permesso 
l’interazione e la cooperazione tra esperienze, sen- 
sibilità e soggetti diversi (studenti, immigrati, disoc- 
cupati, gruppi musicali, giovani ). Dal centro so- 

ciale è partito un messaggio forte contro l’eroina e la 
disaggregazionesociale. E’ iniziata un'azione di con- 
troinformazione e denuncia alla popolazione dei pro- 
getti di speculazione che Comune di Trevignano ed 
Ente Provincia avevano (e hanno!) su questo stabile 
e sull'area circostante (discariche, affari economici e 
politici, progetti di escavazione ). 

IL CENTRO SOCIALE 

E' UNA BATTAGLIA DI LIBERTA' 

Ed èquesto il problema più grossoperamministratori 
e politici di turno: tutto ciò che non è normalizzato, 
che non è riconducibile ad un fatto produttivo, o peg- 
gio ad una cultura o a dei modelli di vita dominanti o 
che avanzano con il “NUOVO”, è una "situazione 
esplosiva". 

Una battaglia sulla quale invitiamo la popolazione, le 
forze sane del territorio, a sostenerla, ad agire e 
partecipare, ad esprimere solidarietà, a continuarla 
assieme. 

Concludiamo con delle proposte per l'immediato. 
Primo, per quanto riguarda gli immigrati in attesa di 
sfratto, esrpimiamo la massima solidarietà. Il centro 
sociale, perchi lo hafrequentato, è sempre stato un 
punto di incontro tra razze, culture, colori di pelle: 
multirazziale. Siamo d’accordo che nell’ex istituto 
agrario vengano ricavati degli alloggi per una situa- 
zione temporanea, con delle riserve: che sia tale; 
che gli alloggi siano dignitosi; che non vengano im- 
posti dei regolamenti che in una situazione normale 
siano inaccettabili; che questo non diventi un ghetto- 
dormitorio di forza lavoro, comodo per la realtà pro- 
duttiva locale, ma escluso dalla realtà urbana e 
facilmente “controllabile”. Delle riserveche chiunque 
porrebbe se si trattasse del proprio alloggio, ma che 
in questo caso ha a che fare con la dignità e civiltà 
di una popolazione verso chi è doppiamente sfruttato. 
Quindi nessun "conflitto”, nessunaguerratra poveri, 
nessuna "situazione esplosiva": abbiamo già in- 
contrato gli immigrati di Trevignano, dando loro la 
disponibilità nelle nostre possibilità a lavorare insieme 
per la preparazione degli alloggi, inoltre, in tutto lo 
stabile c'è lo spazio fisico per entrambi le esperienze. 
Il problema principale riguarda il degrado in cui 
Provincia e Comune hanno lasciato questo stabile: 
sono disponibili videoregistrazioni di come è stato 
trovato due anni fà, con opere murarie fatte a regola 



Gennaio 1994 


European Counter Network ■ Milano 


W 






mm 


'Sk 


fi *!• •» : .,#?: <<?:: $ 

^ **iV i -i 

. 4c , ^jjjfcr . & .£ • > f >; > * 

. # '#*' 

k«**ts ? #,*r ,#f 


^ ? •: 1 
••••> -jy 

“nswg JF 


1$ A.J 


^ Éh- l£é? > *' * 

f ' 


i:i *W... 


W% | 

|£ % 


Mr 










0‘arte i 


fargli sbanchi dell’acqua piovana chiusi con 
..gattoni e cemerilq-per i^àre ^Hàgamehfi, finestre e. servizi rotti, ecc.:il 
lutto eseg uitadta|W%perai del comune, su ordine di qualche amministratore 
che'prqdabtfmente aveva calcolato la jp stile demitiano, la ricostruzione). 


Per quanto riguarda incentro sociale, il Presidente della Provìncia non può 
affermare di non sapere dell'occupazione dello stabile, in qiiàntò'è stata 
la provincia a suo tempo a pròvvèdere àgli sgomb||Lig J^gténunce nei 
nostri confronti. Ed § pròprio in provincia^ 1993 si 

- x — _ r-u_ ^^^^àl^riré una vertenza 

meè'Con un funzionario, % 

^sUHagdostinàzionc, dello,' sta^|^^M9Far"una volta promesse di 
' intèressamentf alla aCiestion^j^^una volta le formalità giudaiche , 
davàHti al le volontà poliiì 


.mancano. 


t: ■ 


centrosociaieAGRRROkkupa’ 


■srM». 






Centri Sociali 


5 


Centro Sonale Leontavallo 


COMUNICATO DEL CSO PEDRO 
SULLA BOMBA ALLA LEGA 

In questa città chi critica il potere, chi lotta per una mi- nei lager o trasformarli in nuovi schiavi del secondo 

gliore qualità della vita e lo fa alla luce del sole, eviden- millennio? Forse perchè alla cultura deH'individualismo 

temente dà fastidio alle “autorità” e ai pennivendoli vari sfrenato, delle privatizzazioni, dell’ autoritarismo della 

di cui si circondano i padroni di Padova. Lega Nord, il centro Pedro risponde con la solidarietà, 

E’questa la primaconsiderazionechecivienein mente la lotta per i diritti eguali, per una reale democrazia? 

sentendo i telegiornali o leggendo i quotidiani dove è NOIFACCIAMOTUTTOQUESTOENONCICHIAMIA- 
ospitato un'inaudito attacco all'attività e al percorso del MO BLUES BROTHERS e ogni soggetto singolo o col- 

CSO PEDRO. lettivo che lo fa e lo pensa in città deve continuare a 

“LabombaallaLegacerhannomessagliautonomidel farlo con i propri percorsi e con il proprio nome. 
Pedro" dice la DIGOS, e gli scrivani di regime, quelli Siamo estremamente attaccati dai Padroni della città 

che per anni con la loro servile omertà hanno scritto le poiché lottiamo pubblicamente contro di loro, 

gesta dei partiti di tangentopoli, e poi come avvoltoi E non abbiamo paura di farlo, tutti ci conoscono; quelli 

banchettano sugli scandali di Palazzo, quelli che hanno che hanno paura, per i loro interessi e prof itti, sono loro, 

sostituito la deontologia professionale con il mestiere e si vede da chi sono difesi: da chi si è arricchito alle 

dimerdadei "velinari", dei megafoni di giudici e poliziotti, spalle di tanta gente sempre più in miseria, o di unacittà 

hanno subito accolto e pubblicato queste menzogne. devastata e cementificata, da chi ha ancora il coraggio 

Questo si fa tornare questa città a quel clima, tanto di parlare di "legalità” e “democrazia” mentre si siede 

caroachicomanda, in cui chi si oppone pubblicamente, in un parlamento o in un consiglio comunale comple- 

chi non accetta le regole di un gioco sporco e ingiusto, tamente imposto e delegittimato, dai fascisti come 

è solo un criminale, un delinquente o peggio ancora. Zanon e Benito Dario che vorrebbero il Duce oppure 

E’ cosi che il Centro Pedro, divenuto un "problema" per ancora stragi nelle piazze e nei treni, o magari la Re- 

i padroni della città nel momento in cui apre una critica pubblica di Salò, dai poliziotti che ammazzano di botte 

radicale al modo di gestire questa città e il suo sviluppo, Badano in questura o dai carabinieri che sparano in te- 

viene investito da questa campagna assurda di sta a un bambino zingaro di 1 1 anni.daigiudicichehan- 

criminalizzazione. nosempre coperto questo stato di cose, e sempre con- 

NOI ABBIAMO S EM PR E FI RMATO CON IL NOSTRO dannato chi occupa una casa sfitta, chi sciopera o lotta 

NOME TUTTO CIO' CHE ABBIAMO FATTO, non ab- per una vita diversa, 
biamo alcun timore a farlo e i "collegamenti” giudiziari 

fatti sulla base di veline della digos o di qualche ladro SIGNORI, DOVETE SOLO VERGOGNARVI, 
di tangentopoli, sono propri di una cultura, quella dei II Centro Pedro è una realtà pubblica, di massa e 
processi sommari, distampofascista.chequestacittà, autogestita. Per quanto riguarda infine le menzogne 

purtroppo, ha già conosciuto e pagato. scritte dai giornali, utilizzeremo tutti i canali possibili, 

In base a quali elementi il Centro Sociale è autore anche legali, per tutelare da provocazioni i nostri 

dell’attentato alla Lega? Forse perchè è un centro compagni/e e la realtà del Centro stesso, 

sociale, e il partito di Bossi vuole chiuderli come sta 

facendo con il Leonkavallo di Milano? Forse perchè è CENTRO SOCIALE OCCUPATO PEDRO 
antirazzista e la Lega vorrebbe confinare gli immigrati y/a Ticino - Padova 



Gennaio 1994 




European Counter Network - Milano 


TRIESTE 


L’8 dicembre 1 993 abbiamo occupato lo stabile sito in 
Via Gambini iodi proprietà del Comune di T rieste. Ex 
Mensa dell’ente comunale assistenza negli anni 50, 
abbandonato in seguito per decenni nel 77fu occupato 
ed adibito per un breve periodo a centro sociale; solo 
dopo lo sgombero delle centinaia di giovani che lo 
utilizzavano alcunienti si ricordavano deilasua esistenza 
e l'edificio divenne negli ultimi anni deposito della 
raccolta di cimeli di guerra. Da circa un anno nello 
stabile sono rimasti unicamente alcune carrozze di 
inizio secolo per altro in pessime condizioni: Si tratta 
perciò di uno dei tanti spazi in questo caso di proprietà 
pubblica collocati dentro la città ma lasciati in stato di 
abbandono. 

Questo in presenza a Trieste di un forte bisogno di 
spazi e di luoghi aperti dove poter costruire momenti di 
socializzazione edi iniziativa culturale sociale e politica, 
svincolati dalle regole del consumo e fuori dalle logiche 
di mercificazione. La politica delie passate 
amministrazioni, accanto a particolari interessi 
imprenditoriali, ha privilegiato un percorso di 
privatizzazioni accompagnato da meccanismi 
speculativi per tutto quanto riguardava la gestione dei 
luoghi sociali della città e in definitiva la sua stessa 
vivibilità. A questa logica hanno aderito non solo le 
costruzioni a costi da capogiro di strutture pubbliche 
quali il nuovo stadio o l’ignobile progetto di 
ristrutturazionediunquartiere storico, ma più ingenerale 
tutti i progetti di riconversione delle cosidette aree 
dismesse. 

Quello che si continua a negare dentro tutti questi 
progetti è la possibiltàdi un uso realmente sociale degli 
spazi e di tutto il patrimonio urbano, inteso sia come 
edifici e aree pubbliche siacome agglomerati industriali 
e produttivi dismessi. 

Sui problemi legati allasocialitàdi assiste ad un balletto 
di dichiarazioni che rimagono intenzioni per altro 
neanche tanto buone: dalla proposta di elevare l'età di 
accesso ai ricercatori quasi che la socialità libera dalla 
mercificazione fosse un esigenza solo per chi a meno 
di 21 anni, fino ai discorsi sul disagio giovanile e senile 
che riducono il malessere di molti individui a dei casi 
semipatologici, nulla in propositio sembra uscire da chi 
gestisce i soldi e le strutture pubbliche. Con questa 
occupazione abbiamo voluto affrontare con l'azione 
concreta la questione degli spazi proponendoci la 
costruzione di un centro sociale autogestito di un luogo 
cioè dove siano gli stessi frequentatori del posto a 
decidere con metodo assembleare e senza imposizioni 
i modi e le forme dell'uso sociale del posto 

Collettivo per gli spazi sociali 


CASORIA (NA) 

Il "18 dicembre" 
decine di giovani, 
disoccupati, 
lavoratori, hanno 
occupato i locali 
della "ex 
snaidero", 

gli stessi sono stati trovati in condizioni di totale 
abbandono, con cumoli di immondizia e da 
tappeti di siringhe, e nonostante i pericoli i 
bambini trascorrevano le loro giornate. 

Nella desolazione quotidiana noi vogliamo 
opporci e trasformare questo degrado e disagio 
in un luogo di vita. 

Lo scopo dell’occupazione è aprire spazi di 
libertà aH'interno del territorio, contrapponendo 
alla desolalazione alla disperazione alla 
solitudine valori come vita, gioia e solidarietà. 
Questo spazio è aperto a mamme, bambini, 
pensionati e extracomunitari a tutti coloro che 
hanno rifiutato schemi di vita fondati sulla 
prepotenza del potere, la falsa cultura del 
benessere, la distruzione della dignità umana. 
Ai lavoratori, ai disoccupati, ai pensionati agli 
studenti ai senzatetto, chiediamo di aprire un 
dialogo sulle problematiche e sui reali bisogni. 

LA NOSTRA IDENTITÀ' 

SI FONDA SU: 

Estraneità alla logica dei partiti e dell’istituzioni: 
affinchè “ GLI SCIACALLI" vecchi e nuovi dei 
partiti non possono e non devono appropriarsi 
di questa esperienza. 

Lotta contro ogni fascismo, lotta contro il 
razzismo, lotta contro l’eroina. 


Centri Sodali 


7 


Centro Sodale Leontavallo 


LIVORNO 

Dalla settimana scorsa (1 6/1 2/93) è stato occupato a Livorno un 
nuovo spazio sociale, l'ex Teatro delle Commedie (in via 
G.M.Terreni), che l’amministrazione comunale aveva lasciato 
inutilizzato per anni. 

La cosa che in questo momento più necessita è l'appoggio, la 
solidarietà, l'esperienza di tutte quelle realtà occupate e nonché 
sono presenti sul territorio, quindi vorremmo avere materiale, 
contatti, auguri da chiunque affine all’ideale dell'autogestione 
voglia aiutarci. 

Quindi tutti quelli che vogliono mettersi in contatto con noi, 
possono farlo sia attraverso rete ECN (ovvero lasciando un 
messaggio a Flip Flop, su ECN BO o DECODER MI) oppure 
telefonando a: 


GIU' LE 

MANI 

DAI 

CENTRI 

SOCIALI 


ENRICO -0586/503828 
SILVANO -0586/807211 

Un saluto a tutti. 


MESSAGGIO DELLA FEDERAZIONE ANARCHICA 
LIVORNESE IN SOLIDARIETÀ' CON GLI OCCUPANTI DEL 
TEATRO DELLE COMMEDIE DEL 17-12-93 

COMUNICATO STAMPA 
DELLA F.A.I. LIVORNESE 

La Federazione Anarchica di Livorno esprime la propriasolidarietà 
ai giovani del C.S.O.A. Godzilla e a tutti gli occupanti del teatro 
delle Commedie. In una città in cui mancano spazi dove poter 
svolgere attività culturali e sociali fuori dalla logica del profitto e 
slegati dai carrozzoni delle clientele dei partiti al potere, l'iniziativa 
dell’occupazione del teatro delle Commedie assume un valore 
particolare. Il fatto che centinaia di giovani abbiano aderito 
all’iniziativa partecipando alla prima occupazione, rientrando 
nella serata e mantenendo viva l'occupazione, dimostra ciò che 
i politicanti locali fanno finta di non vedere: larghi settori di giovani 
livornesi non si riconoscono più nella soporifera politica 
istituzionale, fatta di compromessi e mediazioni all'Interno di una 
classe politica lontana dalla realtà, ed esigono il riconoscimento 
dei loro diritti con l’unico modo che da sempre risultati l'azione 
diretta, l'occupazione e l’autogestione. L'occupzione del teatro 
delle Commedie dimostra il fallimento dell'intera classe dirigente 
della città che ha creduto di risolvere il problema mandando 
qualche decina di vigili a sgomberare gli occupanti come se la 
mancanza di spazi sociali si potesse risolvere in modo poliziesco 
(il PDS a Livorno come la Lega a Milano). La lotta dei giovani 
occupanti dimostra che i problemi si possono risolvere solo con 
l'apertura di nuovi spazi autogestiti direttamente da gruppi, 
collettivi, individui secondo una logica di crescita politica, culturale 
e sociale della comunità. 

FEDERAZIONE ANARCHICA 
Via Degli Asili 33, LIVORNO 


Abbiamo chiesto spazi sociali, ci hanno 
risposto con cariche poliziesche. Un 
centinaio di compagni/e vicentini hanno 
occupato una scuola chiusa con il 
decreto tagliaclassi. 

Dopo poche ore le forze dell'ordine, su 
mandato verbale del Sindacodi Vicenza, 
Achille Variati, hanno prontamente 
sgomberato lo stabile occupato. 
Nonostante gli occupanti non abbiano 
opposto resistenza, la polizia non ha 
perso occasione per utilizzare I 
manganelli. Tre compagni sono finiti in 
ospedale. 

Queste sono le uniche risposte che il 
sindaco al soldo dei “padroni della città” 
dà, a tutti quei soggetti che intendono 
affermare un sistema di bisogni fondato 
sull’autogestione ed organizzazione. 
Nonostante la richiesta da parte degli 
okkupanti di aprire una vertenza di 
trattativa, il sindaco ed i suoi scagnozzi 
non hanno saputo rispondere che con 
un pestaggio e denunce. 

Ma non finisce qui!! 

Riaffermiamo il nostro diritto a spazi 
sociali liberi ed a forme di autogestione. 
Non saranno i manganelli a fermare la 
nostra lotta. 

L'Amministrazione comunale deve 
mettersi in testa che l’autogestione non 
può venire risolta attraverso la 
repressione. 

I centri sociali non si toccano !! Solidarietà 
al Leoncavallol! 

10 - 100 - 1000 centri sociali occupati!! 

Riprendiamoci uno spazio sociale 
a Vicenza 

Kollettivo Kà Balbi 
CSO Occupa il tempo 



Gennaio 1994 



European Counter Network ■ Milano 


le città dei centri sociali: 

occupato e sgomberato il centro sociale 

Luna Rossa 

a Cinisello Balsamo (Milano) 


All'alba del 30.1 2.93 è stato occupato il centro sociale 
Luna Rossaa Cinisello Balsamo. L'hinterland milanese 
non è nuovo a esperienze di occupazione, e come già 
avvenuto per il c.s. Corte del Diavolo a Sesto San 
Giovanni, sgomberato 2 anni fa, l’occupazione e l’au- 
togestione di spazi a uso sociale e collettivo sono 
sentite come risposta attiva all’estremo 
degrado in cui versano queste realtà, 
cui caratteristiche sono la totale 
mancanza di spazi di aggre- 
gazione sociale, di riap- 
propriazione del ter- 
ritorio, di possi- 
bilità di co- 
struì- 



£ , -S ■ .ijuaeL'S.** . iiy 

..n.V * I 



re dal basso percorsi di lotta nel politico e nel sociale, 
in un panorama che vede presente con forzafenomeni 
disgreganti quali un grosso spazio del mercato 
dell’eroina. 

La risposta attiva di giovani e meno giovani è stata la 
riappropriazione di questi diritti negati tramite 
l’esperienza dell’occupazione. Lo spazio in questione 
è di proprietà comunale, ristrutturato un anno fa e 
destinato chissà quando a divenire centro giovanile 
multimediale. Da qui la decisione da parte di giovani, 
lavoratori, studenti e disoccupati di Cinisello e comuni 
limitrofi di occupare. 

Durante questi 7 giorni di occupazione grande è stato 
l’interesse e la volontàdi partecipare aquest'esperienza 
da parte di abitanti della zona. 

Diverse assemblee si sono susseguite, ed è stata 
individuata come discriminante irrinunciabile 
quella dell’autogestione, giudicata inac- 
cettabile da parte delle istituzioni. 

^ % L'esperienza del centro sociale si è 

così interrotta quando, alle 7.45 di 
questa mattina, mercoledì5gennaio, 
con irruzione di agenti della digos, 
vigili e polizia, è stato effettuato lo 
sgombero del centro sociale. 

Gli occupanti stanno ora presidian- 
do il centro, controllati a vista da 
sbirraglia varia, con la volontà forte 
di non arrendersi alla repressione. 

Viene quindi convocata un’assem- 
blea pubblica per venerdì 7 gennaio 
in serata a Cinisello in luogo ancora 
da definirsi. 

Per il soddisfacimento delle 
esigenze negate 
riappropriamoci degli spazi 
autogestiamo il nostro 
tempo 

Centro sociale 
Luna Rossa 


Centri Sociali 


9 




Centro Soliate Leontavallo 


GENOVA 

6 GENNAIO 1. 9.9.4. 

ASSEMBLEA CITTADINA 

Abbiamo occupato l'ex scuola media A.S. Novaro di 
via Bersezio, ormai abbandonata e in disuso da 
quasi due anni per farne un Centro Sociale 
Autogestito. 

Abbiamo occupato una delle numerosissime aree 
dismesse di Genova per restituirla al quartiere privo 
di strutture e abbandonato a sè stesso. 

Molti di voi forse non sanno cosa sia un Centro 
Sociale Autogestito e con questo volantino vogliamo 
spiegare i motivi che ci hanno portato ad occupare 
e cosa intendiamo per autogestione di un Centro 
Sociale. 

Per noi un Centro Sociale Autogestito nasce da una 
esigenza di aggregazione, ma non è solo uno spazio 
dove gestire il proprio tempo libero, non una necessità 
di un ristretto numero di occupanti, ma un punto di 
riferimento per tutti coloro che vivono i problemi del 
quartiere. 

Un luogo dove si possano unire interessi e lavoro di 
personedifferentiperetàecondizione, dove crescano 
le lotte dei lavoratori, degli studenti e dei disoccupati 
come quelle degli abitanti del quartiere contro il 
degrado e per migliori servizi sociali. 

Uno spazio dove esprimere liberamente la propria 
creatività, fare e ascoltare musica, dove non esistono 
gerarchie o tessere, dove il divertimento non si 
misura in possibilità economiche. 

Un luogo aperto alla solidarietà e alle differenze dove 
la condizione di chi lo vive e di chi ci lavora è quella 
di essere 
liberi e uguali. 

Per incontrarci insieme e discutere invitiamo tutti ad 
un'assemblea sabato pomeriggio alle 1 7.30 nei locali 
del Centro in Salita Bersezio (linea 66). 

CENTRO SOCIALE OCCUPATO E 
AUTOGESTITO DI VIA BERSEZIO 
(EX-SUCCURSALE SCUOLA NOVARO) 

PER CONTATTI TEL & FAX 

010/2470982 


GENOVA 6 GENNAIO 1994 

COMUNICATO STAMPA 

Oggi al Centro Sociale Occupato di salita Bersezio 
si è tenuto un incontro con l'Associazione Familiari 
Pazienti Psichiatrici, che ci hanno informato del fatto 
che la scuola occupata è destinata al progetto di 
realizzazione di una comunità terapeutica pubblica 
prevista dalla legge 180. Dal 1990 l'associazione 
paga un affitto al Comune ed aspetta che il progetto 
medesimo venga realizzato, portando avanti nello 
stesso tempo la battaglia perla chiusuradei manicomi 
cosi come previsto dalla legge stessa, che ha sempre 
trovato scarsa applicazione. 

Dato che uno dei motivi che ci ha portato ad occupare 
questa scuola è il miglioramento dei servizi sociali, 
non possiamoche ritenere la battaglia perlachiusura 
dei manicomi eperunacorrettaedignitosaassistenza 
pubblica ai malati di mente sia non solo autentica ma 
condivisibile. 

Riteniamoche gli obiettivi e le esigenze degli occupanti 
equelli dell’associazione non sono in contrasto, pos- 
sono trovare terreni di lotta comuni ed una proficua 
collaborazione, pur nella diversità dei percorsi. 

La nostra presenza non sarà mai un ostacolo alla 
realizzazione di progetti di questo genere. 

Qualsiasi strumentalizzazione volta a creare “guerre 
fra poveri”, sarà sempre combattuta. 

CENTRO SOCIALE OCCUPATO AUTOGESTITO 

salita Bersezio Genova Samp. 




Gennaio 1994 



Europea n Counter Network - Milano 


Genova 12/1/94 - C.S.O.A. E. Zapata 

Alle 6 di questa mattina un massiccio dispiegamento di forze 
dell'ordine ha sgombrato il C.S. Zapata denunciando più di 20 
compagni che vi dormivano all'interno. 

Il Podestà “progressista” Sansa ha così dimostrato le sue intenzioni rispetto alla risoluzione 
dei gravissimi problemi sociali che affliggono Genova. 

Ribadiamo che il problema degli spazi sociali NON E’ UN PROBLEMA DI ORDINE 
PUBBLICO e nessuno sgombero potrà mai fermare la nostra voglia e esigenza di lottare. 

Per contatti tel/fax 010-2470982 

C.S.O.A. Emiliano Zapata 


GENOVA 12/1/94 

COMUNICATO STAMPA 


GENOVA 

12 GENNAIO 1994 


Questa mattina 1 2 gennaio alle 6.00 il sindaco “progressista” Sansa 
ha risolto il problema degli spazi sociali a Genova, sgomberando con 
un vasto schieramento di forze dell'ordine il Centro Sociale Zapata 
di Sampierdarena. 

Centinaia di agenti fra carabinieri, poliziotti e vigili hanno fatto 
irruzione all’interno del Centro sfondando porte e muri provocando 
gravi danni ai locali della villa secentesca. 

Il Centro Sociale, occupato cinque giorni fa da un centinaio di 
persone, si proponeva come punto di riferimento per tutti coloro che 
affrontano quotidianamente il disagio di una città priva di spazi dove 
autogestire il proprio tempo, ma era anche, e soprattutto, un centro 
sociale per il quartiere notoriamente carente di strutture e servizi. 
Fin dai primi giorni gli occupanti hanno dichiarato la loro disponibilità 
ad u n confronto e ad un dialogo con tutte le forze e i soggetti che da 
tempo lavorano sul territorio, ma anche con le istituzioni rispetto al 
problema degli spazi sociali e dell'autogestione. 

Mentre ufficialmente l'amministrazione della città tergiversava 
sottraendosi così ad un confronto diretto, il sindaco Sansa, 
dimostrando unacu riosa identitàdivedute con esponentifascisti del 
MSI, unica forza politica ad aver chiesto lo sgombero del Centro, 
chiariva con l'intervento della polizia il proprio impegno a risolvere 
i problemi della città. 

Che cosa distingue, ci chiediamo, la politica degli schieramenti 
progressisti daquelle forze che apertamente negano la culturadella 
solidarietà? 

QUAL'E' LA DIFFERENZA FRA 1 MANGANELLI ANNUNCIATI DAL 
SINDACO LEGHISTA FORMENTINI EQUELLI EFFETTIVI DECISI 
DAL PROGRESSISTA SANSA ? 

Ricordiamo al sindaco Sansa e a tutti i sindaci progressisti che la 
cultura della solidarietà e la politica sociale sono altra cosa dagli 
sgomberi, dai licenziamenti, da aumenti e privatizzazioni nei servizi. 

I CENTRI SOCIALI AUTOGESTITI, A MILANO COME A GENOVA, 
NON SONO UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO MA LA 
SOLUZIONE DI PROBLEMI REALI. 

LA RICCHEZZA DELLA NOSTRA ESPERIENZA, LA GIOA E LA 
VOGLIA DI LOTTARE NON POTRÀ’ ESSERE FERMATA DA 
NESSUNO SGOMBERO. 

GLI OCCUPANTI DEL CENTRO SOCIALE ZAPATA 


Questa sera si è svolta un'affollata 
assemblea degli occupanti del 
Centro Sociale Zapata nei locali del 
centro documentazione di via di 
Santa Croce. 

Lo sgombero, costato 21 denunce, 
non ha minimamente indebolito la 
volontà di restituire a Genova uno 
spazio sociale di aggregazione. 

E' parsa a tutti evidente la 
necessità di rilanciare sulla città 
non solo il problema degli spazi, 
ma anche quelli dei licenziamenti, 
delle privatizzazioni nei servizi, 
della lotta per i diritti civili e politici 
ai cittadini immigrati. 

GIOVEDÌ' POMERIGGIO ALLE 
17.00 PRESIDIO SOTTO IL 
COMUNE DI GENOVA 
VENERDÌ' POMERIGGIO ALLE 
17.00 PRESIDIO IN PIAZZA 
MONTANO A SAMPIERDARENA 
VENERDÌ’ SERA ALLE 21 .00 
FESTA/ASSEMBLEA PUBBLICA 
AL CIRCOLO 30 GIUGNO DI VIA 
SAN BARTOLOMEO DEL 
FOSSATO A SAMPIERDARENA 
SABATO POMERIGGIO 
MANIFESTAZIONE CITTADINA 
ALLE 17.00 CON 

CONCENTRAMENTO IN P.ZZA 
MONTANO A SAMPIERDARENA 

LA MIGLIOR RISPOSTA AD UNO 
SGOMBERO E’ RIOCCUPARE !!! 


GLI OCCUPANTI 
DEL C.S.O.A. ZAPATA 



Centri Sociali 



Centro Sortale Leontavallo 


SONO QUESTI I 
"PROGRESSISTI" ?! 


Sansa come Formentini 

Alle 6 di questa mattina un massiccio spiegamento 
di forze di polizia ha sgomberato il nuovo Centro 
Sociale Occupato a Genova Sanpierdarena il 6/1/ 
1994. 

Tutti, sindaco in testa, a parole, si sono detti inte- 
ressati dall'apertura di questa nuovo spazio sociale 
in una città segnata drammaticamente dalla ca- 
renza e fatiscenza, quando non dalla assoluta 
mancanza di servizi e strutture sociali. 

Nella sua breve esperienza il Centro Sociale Emi- 
liano Zapata è venuto positivamente in contatto 
con decine di realtà ed individualità del mondo po- 
litico e culturale genovese, con le forze dell'as- 
sociazionismo e della solidarietà cittadine, ma so- 
prattutto con decine e decine di giovani ragazzi e 
ragazze di quei quartieri che la specu lazione edilizia 
ed il malgoverno hanno negli ultimi decenni siste- 
maticamente depredato di ogni spazio e bene 
collettivo. 

Qesta mattina, per ordine del neosindaco SANSA 
(emulo di quell'altro grande “progressita” che è 
stato eletto a Roma, Rutelli, che proprio ieri ha 
ordinato lo sgombero di 540 famiglie dagli alloggia 
Inpdap del Laurentino; sgombero prontamente 
eseguito da centinaia di poliziotti e carabinieri, con 
un impressionante corollario di decine e decine di 
ferititralefamiglie, alloggi devastati, uomini, donne 
e bambini sbattuti di punto in bianco a dormire in 
strada) è venuta l’intollerabileforzaturadello sgom- 
bero, scelta folle ed insensata in una città che 
deve, persopravvivere, smettere di considerare 
le proprie emergenze sociali PROBLEMI DI 
ORDINE PUBBLICO. 

Opponendoci con tutte le nostre forze a 
questa logica vogliamo ancora una volta 
esprimere tutta la nostra vicinanza e so- 
lidarietà ai giovani compagni e compa- 
gne del Centro Sociale Occupato ed 
Autogestito “EMILIANO ZAPATA". 

Nessuno sgombero ci toglierà mai 
la voglia e la gioia di lottare. 


/ compagni e le 
compagne de 
LA TALPA E 
L’OROLOGIO 

Imperia 





mmm 

TV 

' - * 3 vi s 



Gennaio 1994 



European Counter Network ■ Milano 


GENOVA 14 GENNAIO 1994 

LETTERA 
APERTA SULLA 
VICENDA DEL 
C.S.O.A. 

ZAPATA 

Il 6 gennaio '94 un centinaio di persone, studenti, 
disoccupati, lavoratori, restituivano alla città, occu- 
pandola, una scuola abbandonata da tre anni a 
Sampierdarena. 

Nasceva cosi il Centro Sociale Occupato Autogestito 
Emiliano Zapata, un centro sociale per il quartiere, 
un punto di riferimento per le lotte dei lavoratori, degli 
studenti, dei disoccupati così come quelle degli 
abitanti del quartiere contro il degrado e per migliori 
servizi sociali. Unospaziodoveesprimere liberamente 
la propria creatività e autogestire il proprio tempo 
fuoridagerarchieedallamercificazionedellasocialità 
preconfezionata. 

Appena cinque giorni dopo, Sansa, uno dei sindaci 
eletti dallo schieramento progressista, perdeva l'oc- 
casione di dimostrare ai genovesi di aver capito di 
non essere più un giudice, legittimando con una 
chiusura netta al dialogo più volte richiesto dagli 
occupanti, uno sgombero manu militari del centro 
sociale, regalando21 denunce ai giovani colpevoli di 
aver autogestito uno spazio comunale chiuso da 
anni. 

Il risultato di questo sgombero progressista è stato 
quello di aver negato una volta di più uno spazio di 
proprietà pubblica che nella seppur breve occu- 
pazione aveva permesso agli abitanti del quartiere e 
a tutta la città, di vedersi, discutere, confrontarsi, vi- 
vere la socialità in maniera diversa. 

Questi ifatti di unasettimanadi autogestione balzata 
agli onori della cronaca cittadina e nazionale; ma la 
battaglia contro la carenza di spazi e di servizi sociali 
a Genova, di cui al contrario gli zelanti giornalisti 
sembrano non accorgersi mai, della volontà di riap- 
propriarsi di ciò che è nostro, NON SI ESAURIRÀ’, 
con la breve occupazione del C.S.O.A. Zapata. I 


manganelli e gli sgomberi non fermeranno la nostra 
gioia e voglia di lottare, abbiamo scritto e detto, 
perchè il patrimonio dell'esperienza di giovani e 
meno giovani che in cinque giorni hanno praticato 
l’autogestione, vivendo, lavorando e lottando insieme, 
liberi e uguali, non potrà essere disperso. 

E, caro Giudice Sansa, INDIETRO NON SI TORNA. 
"Avete commesso un reato”, ci è stato detto dal 
Giudice Sansa e dalPeuroparlamentare socialista 
Baget Bozzo; ma allora noi ci chiediamo veramente 
chi è legale e chi è illegale in questa città, in questo 
paese. Sono forse più legali i politici di Colombopoli 
responsabili della cementificazione degli anni ottanta 
e del saccheggio degli anni novanta, è forse più 
legale chi abbandona la città a se stessa, rendendo 
inaccessibili ai più i servizi sociali, costruendo quartieri 
dormitorio, licenziando migliaiadi lavoratori, negando 
a chiunque anche solo la possibilità di pensare una 
vita diversa ? 

Gli illegali sono sempre e comunque coloro che non 
accettano passivi le scelte fatte da altri sulla loro 
pelle in base a logiche di potere, vecchie o nuove che 
siano; chi crede che la democrazia non sia sinonimo 
di delega e che da queste giunte progressiste sta 
ricevendo un po’ dappertutto sgomberi, denunce e 
pestaggi degni del miglior governo Tambroni ? 

A onor di chiarezza ci fa piacere d’altra parte, ma a 

leicarogiudiceSansadovrebbefarpensare, l'appla- 
uso del segretario nazionale della Lega nord Ravera 
"al sindaco rosso che senza fatica è riuscito a sgom- 
berare un centro sociale”, lamentandosi dell’inef- 
ficienza in questo senso di Formentini. Complimenti! 
Ma forse chi ha votato o ha appoggiato il grande 
abbaglio del cambiamento e del rinnovamento che le 
giunte progressiste dovevano portare a Roma, Napoli, 
Perugia, T orino, Bologna e Genova si sta chiedendo 
in questi giorni se la politica sociale tanto sbandierata 
contro il nemico di destra in favore di una grande 
unità a sinistra non sia altro che una squallida ope- 
razione elettorale. Non saràforse che un governo di 
sinistra con il PDS e sindacati confederali in testa sia 
più funzionale in questo momento che uno di destra, 
ma che in definitiva i poteri forti, i padroni, sono 
sempre gli stessi? 

Un rinnovamento reale del paese non può che par- 
tire dal basso, dalle milleformedeH’autorganizzazione 
sociale, dalle lotte per la casa, per il lavoro, per gli 
spazi sociali e di libertà, per i diritti civili e politici ai 
cittadini immigrati, per una concezione alternativa 
delle nostre città contro il degrado e lo sfruttamento. 
Chiunque ignori o finga di ignorare queste istanze 
non avrà come non ha mai avuto, il nostro voto. 

CENTRO SOCIALE OCCUPATO E 
AUTOGESTITO EMILIANO ZAPATA GENOVA 


Centri Sociali 


13 



Centro Sodale Leontavallo 


Dal Centro 
Sociale " 
LABIRINTO" 
di 

Benevento 
la sintesi 
della 

campagna 
per gli 
spazi sociali 
autogestiti. 

- Mer. 17 nov. Occupazione dell'ex macello e 
sgombero 

- Gio. 1 8 Nov. Sit-in di protesta 

- Ven. 19 nov. Corteo per gli spazi sociali 

- Sab. 20 nov. Rìoccupazione dell’ex macello 

- mar. 23 nov. (mattina) ulteriore sgombero e 
apposizione sigilli 

(pomeriggio) conferenza stampa degli occupanti 

- Mer. 24 nov. Sit-in di protesta 

- Gio. 25 nov. Corteo in difesa degli spazi occupati 

- Ven. 26 nov. seminario sull’autogestione 

- Sab. 27 nov. Rioccupazione e concerto 
-Dom.28nov, Festa-concertocon le scuole occupate 

- Lun. 29 nov. (mattina) Sgombero con nuova 
apposizione sigilli e saldatura cancelli. 


(sera) Occupazione dell'ex laboratorio 
teatrale "Maloeis” 

- Mer. 8 die. Autosgombero del “Maloeis” e 
occupazione dell'ex IPAI. 

Questa la sequenza dei fatti. 

Attualmente le attività del C.S.O.A. “Labirinto" 
proseguono a ritmi serrati con massiccia 
partecipazione di studenti e disoccupati, e in questi 
giorni sono partiti corsi di chitarra, elettronica, yoga 
etc.. 

Sono inoltre previste commissioni di lavoro per 
l'approfondimento di tematiche sociali ignorate dalla 
cultura di regime o soffocate dai preconcetti 
filoistituzionali, su temi quali: 

- Emarginazione e microcriminalità minorile; 

- La rivoluzione permanente; 

- Antimilitarismo e gerarchie sociali; 

- L'autoproduzione musicale; 

- La cooperazione sociale; ecc.. 

inolter si sta lavorando alla ristrutturazione di alcuni 
ambienti dello stabile ( molto vasto e dotato di ampio 
giardino), che abbandonato dal 1984 richiede 
notevole manutenzione. 

Abbiamo già avviato la riparazione del tetto che in 
una piccola zona è da tempo crollato, provocando la 
dichiarazione di inagibilità da parte del sindaco nel 
1985. 

La parte della struttura da noi utilizzata e 
perfettamente agibile e si sta lavorando alla 
ristrutturazione di altri ambienti per allestire nuovi 
laboratori. 

E' intenzione degli occupanti impostare lo spazio 
occupato come punto di partenza per una critica 
radicale all’intero sistema economico-sociale, perciò 
non intendiamo concepire il centro sociale come 
luogo alternativo, una sorta di autoghettizzazione in 
cui, purtroppo parecchi spazi occupati tendono a 
cadere. 

Vogliamo che esso diventi un luogo di dibattito e 
organizzazione di lotte per i disoccupati, gli studenti 
in lotta e settori sempre più 
ampi di cassaintegrati. 

Le varie iniziative, quali commissioni di studio su 
tematiche sociali, i corsi autogestiti, il doposcuola 
per i bambini del quartiere e non oltre a varie 
iniziative culturali fanno parte di una strategia di lotta 
per l'unità dei settori di classe. 

Nessuna iniziativa saràfinalizzata a se stessa perchè 
sarebbe la fine del centro sociale come luogo di 
produzione di cultura antagonista. 

Vogliamo gettare le basi perriprendere l’antagonismo 
di classe al di fuori e contro partiti e sindacati di 
regime. 

Gli occupanti del 
Centro Sociale “labirinto” 
di Benevento 



Gennaio 1994 



Europea n Counter Network • Milano 


Comunicato 

del Circolo 

"CHI", 

spazio 

autogestito 

che vogliono 

sgomberare 

La repressione contro i circoli giovanili modenesi 
continua e questa volta nel mirino ci siamo noi del 
Circolo “CHE”. Dichiariamo da subito lo stato di a- 
gitazione contro la chiusura di questo spazio di ag- 
gregazione giovanile. Sotto i nostri occhi e sopra le 
nostre teste un manipolo di esponenti del Partito de- 
mocratico della sinistra, in accordocon alcuni burocrati 
della CGIL, hanno deciso che martedì 10 gennaio 
avverrà lo sgombero del Circolo per diventare uno 
spazio “riservato" alle riunioni della CGIL. In poche 
parole la proprietà’ ex-PCI (che fa capo oggi ad un’ 
immobiliare PDS) si riprende i muri e li lascia gen- 
tilmente al sindacato. 

Ma come? Perchè? Non c'è stato nessun confronto 
tra noi e questa immobiliare che vuoie rilevare il Cir- 
colo, nè c’è stato comunicato a quale titolo debba an- 
dare alla CGIL, che ha decine di sale inutilizzate in 
tutto il territorio modenese. Ci appare pericoloso e 
ridicolo che alcuni burocrati dei PDS rivendichino 
proprio il Circolo “Che” nello stesso momento in cui 
tiene chiuse numerose altre sezioni e soprattutto 
mentre centinaia di studenti, finalmente, si muovono 
contro le privatizzazioni e il decreto “taglia-classi”, 
chiedendo spazi permanenti dove riunirsi. 

Ma cos'è il Circolo “Che"? Dalle ceneri di un’ex- 
sezione del PCI alcuni giovani hanno dato vita due 
anni fa, come membri ufficiali, all’associazione stu- 
dentesca "A Sinistra”, successivamente naufragata 
per mancanza di forze e di programmi. A quel punto 
una parte degli attivisti ha fondato un giornalino, il 
“Che”, e si è utilizzata la sala per le discussioni di 
redazione. Ben presto il giornalino si è trasformato 
in un organo attivo per il lavoro sociale e politico nel 


territorio, particolarmente fra gli studenti. 

Con cinque numeri della rivista in attivo e alcuni do- 
cumenti di approfondimento il Circolo è cresciuto in 
termini politici e numerici, è aumentata la sua influ- 
enza come strumento di aggregazione politica cer- 
cando di essere una forza reale dì collegamento per 
tanti giovani di sinistra della città. Abbiamo, inoltre, 
organizzato una piccola biblioteca di testi politici, a 
cui tutti possono accedere, cene sociali e conferenze 
pubbliche a tema autofinanziandoci completamente. 
Non neghiamo, nei suo sviluppo, il fatto che il “Che” 
abbia svolto spesso critiche, crediamo motivate, alle 
forze dellasinistra istituzionale (PDS e Rifondazione). 
Tutto ciò era ed è normale per noi perchè abbiamo 
sempre pensato al giornale come ad unatrasparente 
voce pubblica delle nostre riunioni. In ogni caso 
abbiamo raggiunto i giovani partendo dalle nostre 
idee antirazziste, antifasciste ed antiautoritarie, e 
non dalle sigle. 

Noi giovani del “Che” giudichiamo questo sgombero 
come un attacco ed un’offesa a tutti i compagni, a 
tutti i giovani e simpatizzanti, che hanno lavorato, fa- 
cendolo rinascere come luogo di discussione e con- 
fronto critico nella sinistra: uno dei pochi luoghi di ag- 
gregazione giovanile che, tratanti sacrifici, rimaneva 
vivo e ben visibile in città. 

Col tempo e l’esperienzadi due anni di lavoro abbia- 
mo modificato, elaborato e rafforzato la nostra visione 
grazie al confronto serio con tante forze della sinistra 
modenese e non solo. Di conseguenza riteniamo 
importante mantenere questa dialettica tra il Circolo 
e tutte quelle forze antagoniste aperte al contributo 
e alla critica: la sinistra, secondo noi, va costituita dal 
basso, dentro le lotte sociali per il diritto allo studio e 
al lavoro, per questo ribadiamo il nostro no al setta- 
rismo e alle logiche arroganti di partito. 

Questo è solo il primo comunicato. Ne faremo degli 
altri dove spiegheremo in maniera particolareggiata 
tutte le nostre ragioni in difesa di questo piccolo ma 
importante spazio. Nel frattempo invitiamo tutti i gio- 
vani, i lavoratori, i cittadini a sostenerci, a darci un 
aiuto concreto per rispondere allo sgombero, perfar 
sì che il “Che” continui a vivere. 

Questa nostra lotta è la vostra lotta. 

Noi siamo permanentemente disponibili a questo 
chiarimento, confronto, critica. 

Contattaci ad uno di questi numeri: 

Francesco 059/393231 
Luigi 059/242800 
Giulia Maria 059/333357 
Micaela 059/220431 
Maddalena 059/333203 
Stefano 059/312740 

Comitato permanente in lotta 
del Circolo “CHE” 
Circolo “CHE” 
via Canaletto 151 Modena 
17/12/93 


Centri Sociali 


15 



Centro Sodale Leontavallo 


SALONICCO 

9 / 01/94 

(Thessaloniki, Grecia) 

Questa mattina un gruppo 
di 15 persone più alcune 
persone del comitato di 
solidarietà ha occupato 
uno stabile che sta in Via 
Krispov, 7 nel distretto di 
Koule-Kafe’ nella parte 
vecchia della citta’ di 
Thessaloniki. 

Questo stabile era usato 
comme ginnasio prima del 
1986, quando fu 
abbandonato. 

E’ nostra intenzione usare 
questo edificio come casa e 
come centro sociale 
occupato ed autogestito, 
ed organizzarvi attività 
politiche. 

Questa è l’unica 
occupazione a Salonicco 
dopo lo sgombero 
dell’ultima occupazione nel 
1990. 

* Diffondi questa notizia ad 
individui o gruppi che 
possono essere interessati. 
Saluti rivoluzionari. 


A Roma hanno vinto!? 

Ha vinto il candidato della “Sinistra", la sinistra di Mario Segni che 
sta rifacendo il trucco alla D.C., la sinistra di Ottaviano Del Turco 
nemico dei lavoratori, fratello di ladri e “Socialista". 

Ha vinto l’illusione del voto, ia paura delle squadracce nere, ha 
vinto lo straccio rosso, agitato davanti al toro diventato bue 
(cornuto e mazziato) della cosidetta sinistra antagonista. 
Balliamo e cantiamo, sventolando le bandiere di Cicchetto e di 
Segni . 

La trattativa ora si può fare; evviva i “Deliberatori” e crepino gli 
estremisti, i duri, gli ortodossi; chi non si piega alla merda 
interclassista chiamata maggioritario. 

Cantino e suonino i Rappers e le Posse, "Colonna sonora del 
movimento"!!! 

Da oggi saremo più liberi, con Pietro Barreia e Maurizio Costanzo; 
padroni e consigli per gli acquisti uniti nella lotta ! 

T ulti sinistri, assieme ai coglioni che osannano l'intelligenza di una 
borghesia, che sta passando ii guado sul corpo di classe, a cavallo 
di spalle, degli irriducibili opportunisti, zavorra delle lotte sociali. 
L'indisponibilità proletaria rimane sulla sponda ed attende la 
materialità concreta dello scontro. 

Non ci potranno essere conferenze di pace, gli Arafat di periferia 
saranno sconfitti dalla storia e dagli schiaffi della crisi capitalista, 
che morderà gli illusi, convinti che questi sia il mondo migliore 
possibile. 

Clintoniani di borgata, socialdemocratici di quartiere, i rospi di 
palude saltano , e gracchiano in attesadel macigno che li seppellirà 
smuovendo lo stagno. 

Ciò che oggi sembra vivo è morto ed il contrario! 

Basta con la merda democratico-borghese, con i Rutelli, le 
delibere, le colonne sonore, i Salvatores della patria, i Fò, i Paolo 
Rossi, Avanzi di una avvoltoia presenza parassitaria, che si 
impianta sul cespuglio dell'Antagonismo, quando esso è ancora 
fragile ed esile. 

Andatevene affanculo, ubriachi di sciocchezze e vacuità, sparite 
subito, regolarizzatevi, pagate l'affitto al comune, rompete la 
solidarietà di classe, fatevi la tessera del PDS o di Rifondazione, 
ma non ci rompete più i coglioni. 

Vogliamo essere indisponibili, scassacazzi, estremisti, ortodossi 
o quant'altro vi pare, ma non "Rompeteci i coglioni!!!!!". 

Già siamo tutto ciò e per questo Siamo Vivi e messi all’indice dal 
potere di cui voi state diventando i nuovi Ruffiani! 

E per questo vivi non lo siete più; e il peggio è che non ve ne 
accorgete poiché abituati da tempo al lezzo dei cadaveri. 


Contatti attraverso 
RADIO UTOPIA 
fax 0030 31 20 7093 


Riposate in pace !!! 


10 100 1000 Compagni incazzatissimi !!! 



Gennaio 1994 


Europeisti Counter Network ■ Milano 


La Fine del 


CentroSocialismo 



Reale 

Mi sembra che con 
l’occupazione dell’ex- 
Bestial Market si sia 
finalmente avviata, 
almeno a Bologna, la 
tanto auspicata “ nuova 
fase” della lotta per gli 
spazi; la necessità di 
superare quello che un 
compagno ha definito il 
CENTROSOCIALISMO 
REALE (& la stessa 
forma - centro sociale) 
ci ha portati, dopo lo 
sgombero del 
Pellerossa, a ragionare 
insieme di un “ALTRO 
recupero delle aree 
dismesse”, di “ecologia 
urbana & umana”, di 
una nuova “sfera 
pubblica non-statale e 
autogestita”, di 
“progettualità 
‘incompiuta’”, di 
“scivolare negli spazi & 
nelle situazioni”, di 



Centro Sodale Leontavallo 


“consulte” e “istruttorie pubbliche 
sugli spazi”, della “fine della guerra 
di trincea” & dell’inutilità di 
un’Identità di gruppo “monolitica”, 
esclusiva, non negoziabile... 

Un dibattito sofferto, che pare stia 
dando i primi frutti (sempre tenuto 
conto dei limiti, & della difficoltà di 
abbandonare i miti fondanti & 
trasgredire le abitudini. ..); riporto gli 
articoli de “L’Unità-Bologna” e de 
“La Repubblica-Emilia Romagna” di 
martedì 26 / 10 , per far vedere come 
i cronisti siano stati costretti a 
“registrare” nuove parole d’ordine & 
un’ inedita - per dirla con la 
redazione di Zeronetwork - 
CENTRALITÀ’ DEI PROGETTI; 
malgrado le prevedibili distorsioni, 
qualcosa è riuscito a passare. 

da “La Repubblica” 

IL PELLEROSSA 

OCCUPA IL BESTIAL MARKET 

"FAREMO BLITZ 

NEGLI SPAZI VUOTI" 

I gruppi degli ex centri sociali lanciano 
la nuova strategia. 

Uno striscione “per l’ecologia urbana, 
cantiere sociale, area pubblica 
autogestita” e la struttura dell’Acostud 
in via dello Scalo è conquistata. 
Prossimi obiettivi: Villa Serena, l’ex- 
deposito Atc Libia... 

di Andrea Chiarini 

DA IERI mattina sul Bestiai Market di via dello Scalo 
sventola la bandieradei centri sociali. “Per l’ecologia 
urbana, spazìsociali autogestiti", recita un gigantesco 
striscione che annuncia l'avvenuta occupazione. La 


struttura dell'Acostud, gestita fino al giugno scorso 
dall'Opencoop (coop rossa di servizi), è da ieri 
mattina in mano ai gruppi storici dell’occupazione 
bolognese. A cominciare dai Pellerossa, sfrattati a 
ferragosto dalla mensa universitaria di Piazza Verdi. 
Chiamiamolo pure "effetto-Salvatores”. [che palle, 
N.d.R.B.] 

Il regista di Sud giovedì scorso è stato alla Multisala, 
a pochi metri dal capannone ora occupato, e da 11 ha 
lanciato il suo messaggio: “Centri sociali, fatevi 
sentire”. 

Cambia la strategia d'azione. I ragazzi, che hanno 
vissuto sulla propria pelle più di uno sgombero, non 
parlano più di occupazione "barricadera”, ma di 
recupero di spazi finora non utilizzati o male impiegati. 
Hanno raccolto materiale e preparato progetti da 
portare nei vari consigli di quartiere [? inventato di 
sana pianta, N.d.R.B.]. Le proposte vanno dalla cura 
delle tossicodipendenze, ai centri di comunicazione 
e documentazione, ai punti d’incontro tra giovani e 
anziani. 

Il “nemico” è sempre lo stesso: l'Amministrazione 
comunale. Per gli occupanti "il Comune non fa nulla 
contro lo strozzinaggio dei padroni immobiliari che 
speculano sulla pelle degli studenti, mentre in città ci 
sono più di 1 0.000 case sfitte”. In mattinata c'è stato 
un blitz in via Ferrarese, in uno stabile abbandonato 
di proprietà privata. 

“E' stata un'azione dimostrativa - spiega Romano, 
che ha partecipato alla breve occupazione . Abbiamo 
messo uno striscione e fatto del volantinaggio, per 
coinvolgere la popolazione della zona. Non vogliamo 
più vedere centri commerciali che spuntano come 
funghi”. 

Ma non finisce qui. In una affollata assemblea, ieri 
pomeriggio, circa200fratelli dei leoncavallini milanesi 
hannofattol’elencodei prossimi obiettivi: Villa Serena 
alla Barca, l’ex-deposito dell'Atc in via Libia e il ca- 
pannone della Federconsorzi in via Saliceto. E per 
dimostrare che le motivazioni degli sgomberi si sono 
spesso rivelate senza valore, gli occupanti di via 
dello Scalo citano due “vecchie conoscenze": l’Arena 
del sole e l'area dell'ex Fabbrika, in via Serlio. 

Parla Luca, già in prima fila nella battaglia dei Pelle- 
rossa."Non vogliamo spazi-riserve - dice -. Basta 
anche con le etichette: prima eravamo 'criminali', og- 
gi siamo i 'nuovi bravi ragazzi', creativi a ritmo di rap. 
Il Bestiai Market diventerà il polo comunicativo del 
nostro movimento.Proporremo una piattaforma per 
il recupero urbano degli spazi vuoti o sottoutilizzati, 
soprattutto in periferia. Che faremoqui dentro? Lo 
decideremo tutti insieme, tenendo conto delle esi- 
genze di chi abita in questa zona. Vogliamo dimostrare 
chesiamo capaci di gestire gli spazi - conclude - se- 
condo le nostre necessità e senza la presenza delle 
varie coop diturno". I giovani abitanti dello studentato 
ascoltano insilenzio e poi chiedono chiarimenti. 
Furono loro a raccogliere firme contro la program- 
mazione serale, troppo rumorosa e “invadente” del 
Bestiai Market gestione Opencoop. Il rapporto con lo 
studentato è ancora tutto da inventare. 



Gennaio 1994 


European Counter Network ■ Milano 


Ed eccoci ora al peggior “ giornale ” di Bologna, 
forse il più fazioso e menzognero fogliaccio di 
regime assieme al milanese "Indipendente”, che 
però l'altro giorno ha deciso di non “sbilanciarsi", 
di misurare l’avversario prima di “cospirare 
apertamente A FAVORE dell’ordine costituito"... 


da “L’Unità": 

"OCCUPAZIONE PACIFICA E 
AUTOGESTIONE 
VOGLIAMO CREARE UN POLO 
COMUNICATIVO" 

“Pellerossa” e centri sociali aprono 
un’anomala vertenza con Palazzo 
D’Accursio. 

BOLOGNA. Occupare questa volta fa rima con 
pianificare. Per la prima volta tutti insieme - i giovani 
del “Pellerossa” e ragazzi degli altri centri sociali - 
hanno occupato ieri il Bestiai Market di via dello 
Scalo, una sala dell’Azienda per il Diritto allo Studio 
data in gestione fino a pochi mesi fa all'Opencoop. 
Un'occupazione pacifica e motivata: “Questa non 
vuole essere una fotocopia delle azioni precedenti, 
al bestiai Market vogliamo far svolgere il ruolo di polo 
comunicativo dove discutere un progetto più com- 
plessivo per il recupero ad uso sociale delle tante a- 
ree dismessechecisono in città". Autogestione delle 
aree sì, dunque, ma allargata a tutti coloro che siano 
interessati a partecipare, studenti e non, giovani e 
anziani dei quartieri. Insomma una “progettualità 
non finita", l'hanno chiamata gli occupanti del Bestiai 
Market, che hanno preannunciato una settimana di 
“azioni dimostrative” in una decina di aree inutilizzate 
dal Comune e dallo Stato. La prima di queste azioni 
è stata condotta ieri mattina nello psazio di via ferra- 
rese 24, dove è stato appeso uno striscione “per l’e- 
cologia urbana" e sono stati distribuiti volantini. L'a- 
rea è stata poi lasciata libera dagli stessi occupanti 
quando hanno scoperto essere proprietà di un privato, 
intanto però, la città è stata mappata e sono stati in- 
dividuati gli spazi dismessi dove piantare, per così 
dire, una bandierina di seg nalazione. Si tratta di Villa 
Serena, un parco in zona Barca scarsamente u- 
tilizzato; 

dell’ex-deposito Atc di via Libia, che ospita il Comitato 
(definito “fantasma” dai ragazzi del Bestiai Market) 
per gli aiuti ai profughi deli’ex-jugoslavia; del capan- 
none della Federconsorzi in via Saliceto, già diverse 
volte occupato; degli spazi dell’Arena del sole; dell' 
area dell’ex Fabbrika in via Sebastiano Serlio. 

Nel corsodi un'assemblea-conferenzastampa tenuta 
ieri pomeriggio nella sala di via dello Scalo, alla pre- 
senzadicircalSOpersone, igiovani hanno annunciato 


dì aver aperto una “vertenza” con l'Amministrazione 
comunaleperchèglispazicome il Bestiai Market non 
vengano più dati in gestione a cooperative che vi 
organizzano attività ricreative a pagamento: “Pro- 
poniamo un modellodigestionechesivuolecontrap- 
porre a quello del Pds di lottizzazione degli spazi”. E 
ancora: “Vorremmo che il Comune dì Bologna non si 
comportasse come fa la Lega Nord a Milano per il 
Leoncavallo”. 

Sulla polemica con Opencoop [udite, udite. . .], risponde 
il presidente Stefano Roncarati: “La convenzione per 
la gestione del Bestiai Market è frutto di un regolare 
bando di concorso della fine del '90 - puntualizza - la 
scadenza era fissata a dicembre '92 ed è stata poi 
prorogata alla fine di giugno del’93. In quella data 
abbiamo riconsegnato il locale ali’Acostud, negli 
ultimi quindici giorni lo abbiamo riavuto per effettuare 
lavori di ripristino e manutenzione. Smentisco si 
trattasse di una gestione senza fini sociali, poiché 
perire o quattro sere alla settimana la sala veniva 
data praticamente gratis a chiunque ne facesse 
richiesta. La nostra era una sorta di autogestione 
governata, strutturata con un 


A parte che la settimana scorsa, in una lettera al 
settimanale “Mongolfiera”, lo stesso Roncarati ha 
scritto [di proprio pugno, e quindi senza filtri nè 
fraintendimenti] che non si poteva pretendere 
dalt’Opencoop una gestione “a fini sociali" essendo 
l’Opencoop “un’impresa a fini commerciali”, & a 
parte il fatto che anche l'inebetimento a scopo di 
lucro del proletariato giovanile è un lodevole “fine 
sociale", va detto che il Bestiai Market fu costruito 
cinque anni fa, & durante i lavori l’ allora presidente 
deli’Acostud Galloni affermava trattarsi di un luogo 
“per l’autogestione studentesca"; invece fu dato in 
appalto all’Opencoop, che costrinse gli studenti a 
pagare DUE VOLTE la sua programmazione 
discotecara (la prima volta con le tasse universitarie, 
la seconda con salatissimi biglietti d'ingresso). Questi 
cooprofili sono tra i principali responsabili della 
concentrazione della cultura in un oligopolio 
clientelare, E TRA / PRINCIPALI BENEFICIARI DE- 
GLI SGOMBERI DEI POSTI OCCUPATI; a dimo- 
strazione, ecco la “chicca”: 

Quando nel dicembre '90 fu sgomberata & demolita 
la Fabbrikadi via Serlio, si diceva che il consorzio 
Fiera 2000 srl. (proprietario dell'intera area, 33.000 
mq...) avrebbe edificato parcheggi, centri commerciali 
& merda varia; a distanza D 3 anni, non è ancora 
terminata la rimozione delle macerie! Solo un quarto 
dell’area è stato sgombrato, ed è utilizzato come 
PAR!CHEG!GIO!SE!MI!A!BU!SI!VO!dail’Opencoop, 
che proprio lì di fronte, per tutta l'estate, gestisce un 
orribile baraccone nazional-popolare (con tanto 
dicomici di regime) denominato “Arena Puccini". 
Hanno sgomberatouna delle più feconde esperienze 
di occupazione-autogestione per fare esibire igemelii 
Ruggeri, Vito & altri mentecatti! Sarà la transma- 
niacalità a spazzarli via. 


Centri Sociali 


19 


Centro Sodale Leotuavallo 


Nessun 

Futuro 

peri 

Centri 

Sociali. 

Addio, 

Mia 

Amata. 


Come dice il germanista Enrico Virus, il "centro- 
socialismo reale” è finito, sta finendo, deve finire. 
Siamo al termine di unafase, quella dei CENTRI so- 
ciali, dello spazio occupato vissuto come caput 
mundi da chi lo gestisce. Nel peggiore dei casi, un 
Fort Alamo assediato, nel migliore un “atollo k” di 
creatività in un mare di degrado. 

Si occupano parchi giurassici che hanno visto mille 
morti lente, percorsi da tristi fantasmi ; si accatastan o 
masserizie ideologiche per difendersi dal mondo 
esterno, barricati nella propria "purezza”; si è liberi di 
fantasticare su un "sociale” a misura di ideologia e su 
“soggetti” che non ci sono, in assemblee dove si sa 
ogni cosa prima ancora che venga pensata e detta. 
E’ il grande sonno. 

Certo, altrove le cose non vanno benissimo: chi OSA 
rischia sempre di adagiarsi sugli allori di una termi- 
nologiasuggestiva; le spettacolari “vette" di un dibat- 
tito ancora inconcludente NON nascondono la bas- 
sezza del profilo ( la “media” è ancora troppo bassa). 
Dopo l’azzardo dei primi giorni, resodo" diventa 
un’ipotesi lontana & il nomadismo psichico rischia di 
annegare sotto le pisciate con cui delimitiamo il 
"nostro" territorio. Ciononostante, gli ambienti auto- 
costruiti (anche se ancora ghetti & non ancora inter- 
zone), sono più vicini alla sovversione della vita quo- 
tidiana di quanto potranno mai esserlo le trincee 
identitarie o le microcomunità omogenee riunite in- 
torno alla stufa. 

Come direbbe Cyber Joker, le maglie della rete ci 
sono tutte, ma sono aggrovigliate; le differenze con- 
vivono, ma sembrano elidersi a vicenda come I 
membri di un'equazione insulsa. Il risultato è un’a- 
morfa poltiglia, tutti i contenuti fanno “massa"... Non 
abbiamo ancora trovato il punto da cui fare leva, 
O.K., ma almeno sappiamo quali massi rimuovere: 
l’Identità, l’ideologia, l'abitudine, il settarismo, i 
modelli... Farewell, my lovely. 

Dov’eravamo rimasti? 

D’ora in poi, non dovranno più esserci CENTRI, ma 
genericamente “ambienti occupati" (S. Moulinsky), 
nodi di una rete di autogestione, luoghi-momenti di 
lotta per l'AUTONOMIA AMBIENTALE (“Ci saranno 
stanze più allucinogene di qualsiasi droga e case 
dove sarà impossibile non innamorarsi. Sviare i se- 
gni della città, costringendoli a dare percorsi mai e- 
sistiti prima. Unafilosofiadi sperimentazione e gioco, 
con tutta la cultura e poi con la città stessa come 
campo da gioco”, Loretta Goggi, “Maledetta prima- 
vera", 1981). 

Non più guerra di trincea ma GUERRA Di MOVI- 
MENTO, non più una mitica "centralità dei soggetti” 
ma una concreta “centralità dei progetti”, oltre la 
forma-centro sociale. Più in concreto: IMPORRE ai 
poteri costituitidecisioni e/o trattative che non passino 
per i canali istituzionali (Consiglio di quartiere & 


20 Gennaio 1994 




European Counter Network ■ Milano 


Giunta), scelte sul recupero delle aree dismesse che 
disegnino "confini sul vuoto”. 

La costruzione di una sfera pubblica non-statale & 
autocostruita, che slarghi le intercapedini tra un nes- 
so amministrativo e l'altro, deve partire dall’ecologia 
urbana, dalle istruttorie pubbliche sugli spazi, dalia 
riappropriazione delle tecnologie e degli spazi per 
una comunicazione policentrica, paritaria, situa- 
zionautica. 

Innanzitutto & soprattutto, dobbiamo farla finita con 
tutto il vecchio ciarpame, con lo stare sulla difensiva, 
con l’idea che le differenze debbano formare “par- 
lamentini”, squallidi “coordinamenti intergruppi", comi- 
tatoni vari; tutto questo immaginario democratico 
ANNIENTA le differenze in quanto tali, perchè le de- 
finisce, le congela, le trasforma in identità, e le fa co- 
municare solo A PARTIRE DA QUESTA GLACIA- 
ZIONE. Insomma non c’è mai contaminazione, inte- 
razione, networking: c'è solo MEDIAZIONE. 

Cosi, al prossimo che verrà achiedermi dipartecipare 
a un “coordinamento” per “difendere gli spazi 
occupati", risponderò che non mi interessa sommare 
le MISERIEdei vari gruppetti e partitini, bensì trovare 
la RICCHEZZA oltre i rituali della “compagneria’’, e 
che non ci si può sempre e solo difendere, occorre 
attaccare. E’ forse “riformismo” questo? 

Il problema è che questo discorso (l’AUTONOMIA IN 
RETE) rischia di essere solo una "testimonianza", se 
a farlo è solo la sotto-area di una sotto-area dell'Au- 
tonomia, più qualche transfuga del movimento a- 



narchico, 2 o 3 eretici di Rifondazione, un Cobas e 
una manciata di “creativi”... La famiglia Addams 
dell’estrema sinistra ha in casa una pianta carnivora, 
una Dionea Horribilis che continua a buttare qui e là 
germogli di ceti politici, destinati a seccarsi e rat- 
trappirsi o a crescere per gestire il nulla. E’ forse 
“rivoluzione" questa? 

Per paura dell’inconcludenza, si diventa ancora più 
inconcludenti; si dice che i discorsi nuovi sono "a- 
stratti” e “iniziatici”, si tirano le briglie, sif rena puntando 
i piedi. Ma non è la rete a portare con sè la disorga- 
nizzazione: è la mancanza dì chiarezza a smagliare 
le reti, mancanza dì chiarezza dovuta all’incapacità 
di uscire dallo spirito di “salvaguardia del gruppo”, di 
superare il tira-e-molla mediatorio tra aperture & 
settarismo, di mettere in discussione, 1x1, tutti i miti 
fondanti della “compagneria”. 

La rete E’ organizzazione senza “ritorno all’ordine”, 
l’ideologia è l’ordine che disorganizza. 

Quando G.B. (mio fratello) ha letto questo docu- 
mento, hacommentato: ”E' vero: smetterladi essere 
polipi, diventare meduse!”. Poi ha spiegato: "I polipi 
(celenterati da non confondere coi polpi, che sono 
invece molluschi cefalopodi) sono SESSILI, cioè 
vivono ancorati a un substrato (scogli); le meduse, al 
contrario, sono liberamente natanti. I polipi sono 
identitari, le meduse sono situazionautiche”. 


R.B., Bologna 14/11/1993 



Centri Sociali 


21 



Centro Sodale Leontavallo 


HOLD 

ON, 

l'M 

COMING 

1 . Autogestione... Non illudiamoci sul nostro status 
di “autoamministrati", ciò che stiamo redistribuendo 
a prezzi modici è la MISERIA, è ancora la quantità 
della vita, non la sua qualità. E’ ancora politica, non 
vita... 

E’ esattamente come a Buchenwald: i nostri padroni 
selezionano i prigionieri più capaci &creano gerarchie 
ufficiose (i “politici” contrapposti ai “comuni”, con 
alcuni “comunisti" a fare da kapò) per garantire il 
massimo controllo col minimo sforzo dei carcerieri. 
Chi sono i più adatti ad autoamministrarsi? Come a 
Buchenwald il leader stalinista Ernst Thaelmann 
“smistava” i nuovi arrivati & misurava loro il torace, 
oggi i vari spacciatori di politica incanalano & 
incasellano il disgusto TOTALE degli spossessati, 
ricompongono i conflitti livellandoli su parzialissime 
piattaforme, confondono il desiderio di CAMBIARE 
LA VITA con la periodica opportunità di “emendare" 
alcuni aspetti della sopravvivenza. 

N.B. — (opportunità da cogliere & sfruttare, ma MAI 
da sopravvalutare - Don’t Watch The Finger, Baby, 
Watch The Moon! - abbasso i tatticismi senza 
strategia!) — 

Costoro fanno intendere che il punto sta nel modificare 
non i fondamenti della società ma il sistema di 
governo, non il sistemama il mododifarlofunzionare. 
Ciò che misurano i Thaelmann di oggi è la “soglia di 
socializzazione", è FINO A CHE PUNTO SI PUÒ' 


TOLLERARE LA NON-VITA. 

2 . Noi dobbiamo USCIRE DAL QUADRO. Re- 
inventare lo spazio, non viverlo come semplice 
“recipiente di iniziative”, cambiare i percorsi. Negli 
spazi occupati non possiamo limitarci a offrire 
"inf otainment” (catechesi danzereccia) a offerta libera. 
Non possiamo limitarci a RIVALORIZZARE LO 
SPAZIO riempiendo da supplenti i locali lasciati vuoti 
dai Comuni, dagli Stati, dal Capitale, per 2 motivi: A) 
questi spazi non sono propriamente “vuoti", spesso 
serve che rimangano tali, quindi li si può definire 
PIENI, pieni di norme legislative e/o consuetudinarie 
(urbanistica, diritto commerciale, diritto industriale), 
pieni di appalti, destinazioni, speculazioni, pieni 
insomma di merci “intangibili” , di segni del comando 
capitalistico, etc... Si tratterebbe quindi di DEVA- 
LORIZZARE questi ambienti, sottrarli al Diritto & - 
per quanto possibile - alla merce, squarciarne l’in- 
volucro; B) non è passando dalle Termopili di una 
socialdemocrazia “alternativa” (& “autoamministrata") 
che potremo spezzare le reni ai poteri locali: è inutile 
contendere “dal basso” alle Istituzioni la rappre- 
sentanzadel presunto “interesse generale", occorre 
invece ridefinire quest’ultimo all'Interno di un’altra 
sfera pubblica... 

« L'unico interesse generale che meriti di essere 
discusso in questa fine di secolo, è il tentativo di 
mettere fine al saccheggio della vita, e l'unica crescita 
che valga la pena di affermare è quella, qualitativa, 
dell’esistenza umana, l'unica che permetta di uscire 
da questa oscura preistoria economica », Kevin 
Costner, “Balla coi lupi", versione integrale. 

3. Nel suo piccolo, la serata situazionautica del 1 8/ 
5/1993 al Centro Sociale “Pellerossa" di Bologna - 
sgomberato meno di 3 mesi dopo - aveva il seg uente 
scopo dimostrativo: muovere gli spazi occupati come 
una mappa tracciata in tempo reale, ridisegnare 
l’edificio tramite le azioni che venivano compiute al 
suo interno. All’entrata veniva volantinata una delle 
infinite possibili “guide immaginarie” all'ambiente 
autogestito (un cut-updi isole, continenti, planimetrie 
spiazzate percorse daf recce e vortici che indicavano 
tragitti attraverso le varie performances), con un 
testo in calce che diceva: 

« Occorre SALTARE IN AVANTI, mantenendo 
aperta la ricerca. Cosi, l’occupazione-autogestione 
di un edificio non procederà al fine di ristabilire la 
supremazia del valore d'uso della merce-spazio sul 
suo valore di scambio, ma per bruciare capitale- 
territorio, per aprire squarci nella città, vie d'uscita 


22 


Gennaio 1994 



Europea n Counter Network • Milano 


verso la liberazione del quotidiano; quindi, non una 
“rivalorizzazione” ma la perdita del senso originario 
di ogni singolo ambiente e, ad un tempo, la sua 
organizzazione in un nuovo spazio globale signi- 
ficante, che dia a ciascun ambiente un valore altro, 
non commensurabile alla città-merce. Lo spazio 
occupato dev'essere una presenza incompatibile, 
dev’essere reso inutilizzabile a fini capitalistici » 
Tutto il pianterreno del C.S.O.A. era occupato da 
finte stanze con pareti di cartone, al cui interno suc- 
cedevano "cose" (es. un'asta di Girelle Motta, con 
discorsi sull'Importanza di Toro Farcito & del Go- 
losastro per la memoria storicadei compagni), mentre 
sul palco agiva la Tribade Tecnica; nei sotterranei 
eraprevistaunaDISTRUZIONECOTROLLATAdegli 
ambienti (a chiunque entrasse veniva fornita una 
spranga con cui accanirsi sulle installazioni di tubi & 
lamiera), poi c’erano performances vaganti, mostre 
fotografiche e di radiografie, ambienti sonori 
decostruibili, tutto in nome dell’AUTONOMIA AM- 
BIENTALE. 

Ancor prima che la serata si sviluppasse appieno, 
una folla di esagitati (tra cui gli stessi transmaniaci 
che avevano organizzato la serata) demolì i sot- 
terranei, strappò tubature, divelse un lavandino, 
allagò le segrete. Risultato? L’indomani mancava 
l’acqua a tutto l'isolato, tensioni & scazzi tra gli 
occupanti, leggende urbane. 

Chiamarla "defaillance" sarebbe eufemistico, ma 
tutto questo non toglie nulla allavalenzasimbolicadi 
quella deriva: lo spazio occupato dev'essere il primo 
esempio di URBANISTICA UNITARIA, un micro- 
cosmo della città (viva, scomponibile, riprogram- 
mabile) che vorremmo costruire, non un “contenitore” 
politico o artistico di iniziative, ma L'INIZIATIVA 
STESSA, sempre proiettata al superamento delle 4 
pareti, sempre in cerca di una “fuoriuscita". 

Troppo spesso, negli spazi autogestiti, ci si adagia 
nell’abitudine... 

T roppo spesso anche le "autocostruzioni" sono mero 
arredamento, sono solo Arte, e quindi Merda... 
Troppo spesso si organizzano iniziative “adeguate" 
allo spazio anziché RIADEGUARE COSTAN- 
TEMENTE LO SPAZIO... 

E' da questa esigenza che dobbiamo iniziare a DE- 
COSTRUIRE L'URBANISTICA, a contestare l’or- 
ganizzazione della città. 


R.B., 22-23/11/1993 
da: “La Merenda Uruguagia” n.7, RKC Bologna 
Titolo: “Critica del Programma di Gotham City” 


BRUTTO 
ANCHE IL 
NOME: 
ABBASSO 
I POLIPI, 
VIVA LE 
MEDUSE! 


Centro sociale: 
brutto anche il nome! 

Centro: "luogo privilegiato nei confronti di una qualsiasi 
attività politica, economica, spirituale" (privilegiato?) 
o “Luogo dove si fanno affluire persone o materiale 
genericamente in attesadiunadestinazionedefinitiva” 
(l'equivalente della valle di lacrime dei cristiani!), o 
anche "aggruppamento di tendenze politiche mod- 
erate nell’ambito di un consesso parlamentare o di 
un partito” (Mio DDDioI). 

Sociale:. ..lasciamo perdere. 

Ma non sarebbe meglio chiamarli, chessò, "ambienti 
occupati" o “spazi liberati” (non “liberi", chè non lo 
sono, ma liberati dalle sgrinfie delle immobiliari), o 
“luogo per una comunicazione orizzontale" (un po’ 
pesante, lo riconosco) o “interzona" (transmaniaco, 
ma efficace!)? 

In questo periodo I centri sociali sono seguiti dai 
mass-media grazie soprattutto alla pubblicità data al 
Leoncavallo dalla Lega Nord dopo la fortunosa (non 
solo per la Lega ma anche per i centri sociali) ele- 
zione di Formentini a sindaco di Milano, dai soliti gio- 
chi sporchi tra rackets del potere, etc. ; ma anche gli 


Centri Sociali 


23 


Centro Sodale leontavaìlo 


altri hanno catalizzato l’interesse della stampa e TV 
pervia della “turnè" del regista Salvatores in giro per 
l'Italia a spacciare becera cultura con la sua ultima 
porcheria cinematografica. 

Va detto comunque che anche dall'Interno dei centri 
sociali li si carica utopisticamente e pericolosamente 
di valenze politiche di trasformazione della società o 
di antagonismo radicale all'esistente, quindi di 
ideologia. 

Va innanzitutto detto che la qualità della vita làdentro 
non cambia di certo (nonostante l'innegabile van- 
taggio di pagare 2000 lire una birra e non le 6000 o 
più dei cosiddetti locali "alternativi"), e, sebbene tutti 
i giornali progressisti e di sinistra continuino a rac- 
contare che dentro si produce "cultura altra”, io non 
posso che ribadire la miseria e la nocività della cul- 
tura e invitare tutti alla diserzione e al sabotaggio di 
questa che tra le merci èia peggiore! 

Ora, è vero che essi nascono da un bisogno sano e 
giusto di autogestirsi uno spazio, dalla necessità di 
sperimentare forme diverse di comunicazione e che 
comunque essi rappresentano una resistenza al 
potere e alle speculazioni immobiliari, ma occorre 
pure dire che l'autogestione diventa quasi sempre 
gestione di squallidi ambienti degradati e fatiscenti, 
residui di un (del) capitale ammuffito, e in cui spesso 
e volentieri si riproducono dinamiche da racket simili 
a quelle del potere. Da cui una ricchezza potenziale, 
quasi sempre trasformata - pervia di questa identità 
gruppuscolare - in miseria della politica. 

Ha ragione G.B.: “Smetterladi essere polipi, diventare 
meduse! I polipi sono sessili, cioè vivono ancorati a 
un substrato (scogli); le meduse, al contrario, sono 
liberamente natanti. I polipi sono identitari, le meduse 
sono situazionautiche”. 

Il solito discorso sull”’omologazione" spesso arriva 
dai soggetti più omologati che si rifugiano dietro 
l’appartenenza a un gruppo per mascherare le loro 
insicurezze e mettendo in mostra la loro rappresen- 
tazione, la loro immagine sullo schermo sociale per 
potersi meglio differenziare, e quindi escludere, non 
rendendosi conto che la loro delimitazione risulta 
essere, come ho già detto (file FINECOLL.ASC), 
una limitazione. 

Questo continuo ricorrere al concetto di tribù, questa 
reiterata rivendicazione di un’originalità, di essere 
“altro", in realtà non è nient’"altro” che la solità vec- 
chia efetente identitàdi gruppo che sta festeggiando 
ilcarnevale; così sicreal’ennesima comunità illusoria: 
la comunità-ghetto. 

E’ il bisogno di consolazione, il rimpianto di una 
comunità infrantachesitentadi ricostruire ricercando 
nel mito tribale pre-societario. Ma la comunità di re- 
ferenza non è quella che abbiamo smarrito, bensì 
quellafuturacheci aspetta, che nascerà sulle ceneri 
della società, della civiltà. 

Probabilmente risulta cosa utile sradicare l'immagine 
romantica di luoghi liberi, all’interno dei quali esistono 
dei "puri”, incotaminati e inattaccabili dal capitale, dei 
“soggetti rivoluzionari". Queste sono balle a cui non 


crede più nemmeno chi le racconta. Ho poi since- 
ramente a nausea tutti coloro che come dei rintronati 
Diogene, sono lì col lanternino a cercare questo nuo- 
vo “soggetto rivoluzionario”, sia che lo trovino nei 
popoli del sud del mondo, o nei centri sociali, o nelle 
donne, o nei camionisti, o tra gli operai (questi sem- 
bravano estinti ma ne conosco una pletora che riag- 
giornandosi sono ancora in giro a tediarci con le loro 
riviste), etc. I centri sociali potrebbero invece più pro- 
ficuamente degli ateliers dove si verifica se sia pos- 
sibile stravolgere in modo continuativo l’ambiente 
(anche umano) capovolgendone il valore d'uso, af- 
finchè il corpo separato emerga contro ciò che lo ini- 
bisce e dia libero sfogo a tutto ciò che gli rimane di 
represso (tutto). 

AUTONOMIA AMBIENTALE s.f., pratica 

quotidiana di chi se ne fotte del riutilizzo (del valore 
d'uso dello spazio-merce), e vuole detournare-deva- 
lorizzare gli ambienti sperimentando l'irrecuperabilità, 
l’incompatibilità alla precedente destinazione mer- 
cantile, fondando l’inutilizzabilità degli spazi da parte 
dei poteri costituiti. 

Piuttosto che luoghi da usufruire, o da far usufruire 
come "servizio sociale”, bisognerebbe re-inventare 

0 creare un ambiente (“autodeterminazione ambien- 
tale”, la chiama il transmaniaco viterbese Riccardo 
Paccosi nel file GEOPSICO.ASC, in ECN e sul n.O 
di "Meconio - Organo ufficiale della Confederazione 
T ransmaniaca d’Italia”, giugno 1 993) - in questi spazi 
usati normalmente per iniziative tipo concerti, as- 
semblee, dibattiti, rappresentazioni teatrali (Il Living 
Theatre, che già trent’annifa era muffa!!!) e rassegne 
cinematografiche (films come “Gli invisibili", che 
fanno cagare!) - da attraversare in una deriva psico- 
geografica sul tipo di quella fatta dai situazionisti nel- 
la Parigi degli anni '60. 

In tal senso mi fa molto piacere che al LIVELLO 57 
si sia definita la città come "istituzione totale", poiché 
considero l’urbanistica una delle forme più sottili e 
quindi subdole di controllo sociale. La rimessa in 
discussione del quotidiano vuol dire già aver posto le 
basi per la riconquista del proprio tempo, per ritrovare 

1 propri ritmi biologici naturali, per riappropriarsi della 
vita autentica fatta di passioni e di amore, e ora tra- 
dita a causadi questa società mercantile e di tutto ciò 
che l'accompagna, ad esempio, nei centri sociali, 
tutto quello strato ideologico formato da slogans del 
tipo "ricomposizione del politico”, "apertura al sociale”, 
etc. 

FINALE PACCHIANO: 

Questa critica ai centri sociali... 


Lato, Bologna, 23/11/1993 

da “La Merenda Uruguagia" n.7, RKC Bologna 
Titolo: "Critica del Programma di Gotham City" 


Gennaio 1994 




Europea n Counler Network * Milano 


KAPODANNO PIU' 


ad Ostia 


DALLE ORE 22 
FINO AL GIORNO DOPO 

MUSICA-V1DE0-INSTALLAZI0NI 

ORE 23 CONCERTO CON: 

“CAVALLA CAVALLA" (da Bologna) 

+ PERFORMANCES DELLA 

“TRIBADE TECNICA" (da Bologna) 

poi.... 

ZONA FUORI DAL CONTROLLO piu' 
DANCE HALL piu’ 

CUCINA AUTOGESTITA piu’ 

BIRRERIA e in piu’ 

POTEVAMO STUPIRVI CON EFFETTI 
SPECIALI... E LO FAREMO... piu’ 
VIDEO piu' 

PANETTONE E SPUMANTE... piu’ 
LENTICCHIE E COTECHINO! 

FAI LA COSA GIUSTA! 

AL C.S.O.A. SPAZIOKAMINO Via 
Calenzana n.7 (angolo Via Pietri) OSTIA 
STELLA POLARE METRO PER LIDO 
DA MAGLIANA 

INGRESSO A SOTTOSCRIZIONE 
(METTI QUANTO TE PARE) 

Centro Sociale 

SPAZIOKAMINO 

CIK Ostia 


La Cina, 
purtroppo, 
e vicinai 

Piccoli riti di fine anno. Le ultime 3 serate del team 
Cavalla Cavalla & T ribade T ecnica hanno indicato la 
via da percorrere: latransmaniacalitàè “progettualità 
incompiuta” + amputazione. 

Flosh-shfoc! Lasituazionautica è un “darsi incompiuti” 
perattraversare la città & trasformarla da AMBIENTE 
PATOGENO a TEATRO DELLA CRUDELTÀ’. In 
questo Teatro, la transmaniacalità si mani-festa 
come AMPUTAZIONE DELIBERATA& COSCIENTE 
di alcuni elementi spazio-temporali (il Codice- 
ambiente, il valore d’uso dello spazio urbano). T utta 
la vita quotidiana, dato che le manca un pezzo scelto 
non arbitrariamente, OSCILLERÀ', GIRERÀ’ SU SE 
STESSA, POGGERA’ SU UN ALTRO LATO. 
“Un’avventura è solo una disavventura vista dal 
lato buono”, G.K. Chesterton, Allthingconsidered. 

- Che personaggio! Quello ha un inferno in mezzo al 
petto... SI PUÒ’ SAPERE CHI CAZZO E'?! 

- Non sappiamo chi è e non sappiamo cosa vuole. 
Proprio qui sta il guaio. 

- E' una storia più lunga di una litania. Dunque: 
MACAU (Aomyn) meno cinque: Enrichissez-vous! 
[immagine: Mao Zedong circondato da bambini 
sorridenti, indossa una T -Shirt con la scritta in cinese 
"Un grande sostenitore del tuo benessere" e un pene 
eiaculante. Il bambino abbracciato esclama: “Quello 
è morto. Li riconosco, quando ne vedo uno.” ] 
L'hanno accusato di promuovere la pedofilia e 
l’anoressia. Ma lui, dall’alto dei suoi diecimila dollari 
di guadagno giornaliero, si difende: 

- La cinofilia è di moda: poveri cani! 

Un convegno di sordociechi: ogni partecipante ha il 
suo interprete che traduce con segni o altri codici gli 
interventi: 

- 1 movimenti studenteschi si susseguono, ma non si 
rassomigliano. La protesta di oggi rappresenta il 
contrario di quanto accadde nel '68. 


Centri Sociali 


25 


Centro Sodale Leotuavallo 


A’ droite! A' gauche! 

Quella di oggi non è la Cina di Mao, anche se la cina 
di oggi non ci sarebbe stata senza Mao. 

La copertura delle rotte per l'Oriente non è mai stata 
così accurata. Arricchitevi! 

BUON CENTENARIO! “Dove comincia iltuo oriente?" 
Salmi, 10,21. 

[Vergine]: - Porcello! Un vecchio porcello senti- 
mentale! 

Teste di cazzo, quando [insoddisfatta] finalmente 
romperete con l’Autonomia del politico? Non basta 
proporre unanuovarappresentazionedel movimento, 
dacché la rappresentazione è già mediazione. Si 
tratta invece di produrre nella vita un movimento 
capace di smuovere lo spirito al di fuori di ogni 
rappresentazione, e di fare dello stesso movimento 
un'opera che esclude l’interposizione, di sostituire 
dei segni diretti a rappresentazioni mediate, di 
inventare vibrazioni, rotazioni, vortici, gravitazioni, 
danze o salti che tocchino direttamente lo spirito [ma 
pericolosa], 

Vincenzo Parisi, capo della polizia [travestito da 
Mao]: -Catonefrequentai lupanari, Lucrezio diventa 
Femmina! 

IL CONGRESSO E' GIÀ’ INIZIATO 
[due sbirri] : - Perchè l'hai ammazzato? 

- Ha cominciato lui. 

RIFONDAZIONE A CONGRESSO. 

Da Ostia a Bangkok, da Tokyo a Viterbo, da Sidney 
a Nairobi, AUTONOMIA AMBIENTALE. 

[Una ghigliottina capovolta] 

Quanto più si procede al di là della ragione critica, 
tanto più questa si rende essenziale, sia pure in un 
modo adeguato al diverso piano. La critica, ovvero 
l’arma del sospetto, del controllo, dello stare in 
guardia e in veglia, l'arma della coscienza padrona 
di sé, è esattamente quella richiesta dal cammino 
che si apre dopo la filosofia, dove il nemico è 
l’abbandono, la passività, il sonno. 

La Tribade tecnica sorgerà come ciò che non 
rappresenta niente, ma come ciò che presenta e 
costituisce una coscienza di minoranza in quanto 
divenire-universale, che opera alleanza qua e là 
secondo il caso, secondo linee di trasformazione che 
saltano fuori dal teatro e assumono un’altra forma o 
tornano teatro per un nuovo salto. 

UBERI CITTADINI TRANSMANIACI 

Bologna, 30/12/1993 


STORIA DI 

UNA 

SERATA 

ESTREMA 

SI', MA 

NON PIU' 

NELL'ARTE 

Innanzitutto vogliamo dirvi che non ci saremmo mai 
aspettati una situazione del genere, nel senso che, 
consci del carattere provocatorio della serata, mai 
avremmo potuto immaginare che la reazione alla 
provocazione arrivasse a tanto, a superare senza 
mezzi termini qualsiasi forma di confronto, fino a 
scene della migliore tradizione medioevale. 
Preferiamo innanzitutto separare l’episodio avvenuto 
dopo la serata, perchè rispetto a quello crediamo che 
non ci possa essere niente da dibattere, siamo solo 
prondamente amareggiati perquello che è successo, 
perchè i compagni tutti vanno rispettati, perchè era- 
vamo al culmine di una cultura, fortemente presente 
nei nostri centri sociali, qui a Roma, in modo radicato 
e addirittura divenuta una forma comportamentale e 
di comunicazione: la cultura del coatto, rozzo ed 
ignorante ma politicizzato. 

L'assemblea di gestione del centro sociale all’una- 
nimità e tutti i fratelli del C.I.K. condannano questo 
gesto, e questo è il minimo, ma sopratutto è triste 
scoprire come sia stato assurdo il comportamento di 
alcune persone o se si vuole compagni (mah!?) spin- 
te da una energia mai vista in occasioni in cui serviva 
realmente, quasi invasati fino ad offenderecompagni 
ospiti ripeto compagni e ospiti quando invece tutto 
sommato non ci si arrabbia mai tanto difronte agli 
orrori di questa società. 

Era più raccapricciante un pene in vista e due bistec- 
che o un compagno che nega l’ospitalità e anzi 


26 


Gennaio 1994 



European Counter Network • Milano 


accoglie in malomodo altri compagni ospiti? 

La risposta è ovvia. 

Ma cosa è successo realmente durante l'iniziativa? 

I Cavalla Cavallasi sa sono un gruppo di provocatori, 
tanno arte e fanno politica. La fanno a modo loro 
spesso scatenando burrascose tempeste. 

Alla loro comunicazione si reagisce, sempre. 

La reazione è spettacolo e comunicazione anch'essa, 
fa parte della performance. Maquellocheè successo 
hafatto il giro su stesso. Cioè: io spettacolo simulava 
la realtà, la reazione di pochi compagni (mah!?) era 
più che reale, la tensione saliva anche al difuori della 
teatralità ma poi un balzo indietro, nel precipizio: la 
reazione reale di pochi compagni (mah!?) tornava 
nello spettacolo, era paradossale, assurda, ridicola 
e grottesca. 

Si poteva vedere la situazione da due angoli: dalla 
platea, e si era forte mente straniti e o incazzati, e poi 
dalla birreria, sopra, dove si rideva e si guardava 
come in una posizione di comodo, privilegiata, si os- 
servava', tutto e niente. 

Poi si è dibattuto. I giovani compagni del centro so- 
ciale erano nella stragrande maggioranza concordi 
nel g iudicare forte e divertente lo spettacolo, o quan- 
tomeno attribuirgli valore comunicativo ed artistico 
eccetto l’ala destra della situazione, ottusa e coatta: 
molti dopo dicevano: “a me tuttavia è piaciuto” 
oppure “io mi sono divertito", oppure “Capodanno 
indimenticabile". 

Nel nostro centro sociale ci sono due categorie di 
persone: alcune che vengono ogni giorno, frequen- 
tano il posto, lo puliscono, ci stanno bene, lo vivono. 
Altri che non vengono mai, non lo puliscono, si dico- 
no compagni militanti ma non valgono un cazzo 
semplicemente perchè, liberi di scegliere, non fanno 
un cazzo. 

La prima categoria, ha capito. Sono giovani la cui età 
media è di 16-17 anni, sono giovanissimi, hanno 
stranito difronte ai Cavalla e alla T ribade ma alla fine 
hanno capito. Applaudito. Comunque erano tranquilli. 
La seconda categoria, la militanza ortodossa del 
peggiore vecchiume, capaci di parlare per ore di 
cose inesistenti, presenzialisti e ignoranti, buonisolo 
a fare i coatti, favorevoli alla generalizzazione della 
miseria, che continuano ad affermare che bisogna 
far venire le massaie e gli operai (chi?) 

Al centro sociale, convinti che la società è divisa in 
contadini, operai e artigiani; non hanno gradito lo 
spettacolo. Ma non solo: si sono anche comportati 
da testedicazzo. 

Insomma da quanto si è detto si desume che il 
problema è politico. 

Paghiamo a roma anni di egemonia politica eculturale 
di un’ area politica che nella reatà dei rapporti diforza 


aveva da dire la sua. Ma ora? 

Noi certi comportamenti li chiamiamo “zecchismo", 
significa chiudersi, isolarsi, significa rimanere intrap- 
polati sotto il peso di una piramide, che, per forza di 
cose, ha sulla sua cima una direzione. Politica. E 
sopratutto culturale, comportamentale, in finale 
penosa. 

Però cari transmaniaci il Capodanno, fatto cosi, ha 
condotto finalmente i compagni a schierarsi, ha de- 
cidere dove stare, finalmente, a prendersi la 
responsabilità di una decisione, e guarda caso quel- 
la 50ina di pischelli di Spaziokamino si è schierata 
dalla nostra. Non vogliamo aggregare nessuno di- 
cevamo nelle prime riunioni del CIK. Oggi siamo 
molti nel centro sociale, e abbiamo costruito mol- 
tissimo, più di quanto credevamo o ci eravamo 
prefissi (bravi ! grazie I). Siamo cresciuti. E ora questo 
kapodanno estremo, a volte patetico, brutto, a volte 
grottesco, ha visto scontrarsi finalmente non il CIK e 
la vetero-militanza lidense e i pischelli aguardare ma 
il CIK, il CSOA, gli studenti, cioè chi fa vivere quel 
posto contro chi ancora tenta di porre tutti sotto le 
sue ali, ma le ali di questa gallina sono bucate, e non 
volerà mai! 

A proposito della gallina. 

Innanzitutto vi diciamo come si preparava Ostia a 
questo kapodanno. 

IL C IK proponeva questa iniziativa e tutti con medio- 
cre entusiasmo dicevano di sì. Chiaccherando come 
ogni giorno e ogni sera, l’argomento preferito per i 
giorni prima kapodanno era questo gruppo dallo 
strano nome: “Cavalla Cavalla”. “Che genere fanno 
Sekke'?" Era la domanda più sentita. 

Che genere fanno non si può dire, forse facendo 
qualche gesto strano ma non rendeva bene sicu- 
ramente. così cresceva la curiosità e magari anche 
la diffidenza per qualcosa che non si capisce. 

Gli ultimi due giorni prima alcuni fratellini del CIK 
spacciavano una cassetta dei “Gronge” gruppo ro- 
mano sperimentale ben amato dal pubblico 
antagonista della capitale, per i Cavalla Cavalla. 
Mossa azzardata perchè aveva scatenato il panico. 
Alcuni dicevano “bellissimi, grandiosi” altri"nooooo!" 
"Che palle". Insomma questo per far capire due co- 
se: la prima era riguardo la prevenzione, prevenire 
è meglio che curare si dice, ma tutti sappiamo che 
osservare è meglio di prevenire e di curare. Molti e- 
rano già con l’idea di una situazione di scontro totale. 
La seconda cosa è quantomeno fenomenale: la 
comunicazione nel movimento romano (ma forse 
ovunque, anche se sicuramente meno) viaggia a 
livelli elevatissimi di velocità e capillarità peccato che 
difetti in qualità della trasmissione e in contenuti. 
Un compagno che vive a Bologna, parlando dei 


27 


Centri Sociali 



Centro Sodale leontavallo 


Cavalla aveva detto di conoscere II cantante, un tipo 
veramente fuori diceva, rissoso, amato e venerato 
da alcuni, odiato a morte da altri. Ci parlò anche delle 
performances e del loro realismo estremo. 

Il messaggio è partito in questa rete che potremmo 
definire “socera rossa" ed è arrivato in altri ambiti di 
movimento per poi ritornare a noi in questa forma: 
“Oh! Ma è vero che avete chiamato un gruppo che 
fa sacrifici di animali sull'altare e che gli dobbiamo 
menare appena arrivano?” La voce era quella di uno 
stolto, ma sappiamo che perquanto lo stoltof raintenda 
qualcosa era arrivato... 

Che dire di una situazione cosi? 

E’ chiaro che il giudizio artistico è libero, alcuni fratelli 
del cik hanno detto che lo spettacolo non era piaciuto 
tanto perchè troppo intellettuale, ma questo è un 
opinione, che va rispettata, magari anche discussa. 
Ma l’aria era tutt’altra che quella di una serena critica 
artistica... che dire oltre? 

Non sappiamo. A nostro avviso resta una sola preoc- 
cupazione, quelladell’ offesa edel cattivo trattamento 
ricevuto dai compagni, ci dispiace perchè non vo- 
gliamo che si dica in giro che spaziokamino è u n covo 
di rincoglioniti rimasti anni luce indietro, perchè vi 
assicuriamo che non è cosi e ci rode parecchio il culo 
che per colpa di alcuni stronzi che vengono di rado 
ci rimetta un rapporto tra compagni. Questo non è 
giusto. Perchèdiunacosasiamo veramente convinti, 
che questo kapodanno ha rotto, in maniera non poco 
traumatica, con certe logiche ed ha obbligati dei 
giovani compagni, in grado di recepire, a schierarsi. 
Ad essere autonomi. Chi ha gli anni di militanza alle 
spalle, scusate ma non ha capito un cazzo stavolta. 
Anche se dopo tutto questo rimane il fatto che due 
compagni sono stati offesi ed è stata negata loro 
l'ospitalità e il rispetto, e questo è sinceramente 
molto umiliante. 

Abbiamo la più ferma volontà di continuare un 
rapporto appena cominciato e di collaborare come 
CIK, come centro sociale spaziokamino anche con 
i fratelli del Prato Rosso, dell’ECN, per cooperare, 
comunicare, riflettere, agire. 

Questa è una riflessione spontanea, nata da informali 
discussioni post-kapodanno, laascia quindi il tempo 
che trova. Crediamo però che possa essere sufficiente 
a spiegare l’atmosfera del dopo. Il centro sociale è 
con voi, rifaremo qualcosa insieme, sicuramente, lo 
speriamo. 

Qui, a Roma, ci vuole Transmaniacon, ci vuole trans- 
maniacità, è necessario abbattere muri ben più alti 
e resistenti di quello di Berlino, la Cina è vicina, la vita 
è anche questa... Tifiamo rivolta! 

CIK OSTIA 2-1-94 


l'M TALKING 
'BOUT THE 
MIDNIGHT 
RAMBLER 

So che qualche compagno del CIK di Ostia scriverà 
e will upload qualcosa a proposito del violento e 
controverso "Capodanno a Ostia" dei Cavalla Cav- 
alla e della Tribade Tecnica. Apro loro un varco, 
cercando di descrivere - per quanto possibile - la 
serata, le reazioni e gli esiti. Se sbaglio o dimentico 
qualcosa, possono correggermi loro , oppure i 
situazionauti presenti alio happening. 

Preciso innanzitutto che non era una tipica “serata 
transmaniaca”, perchè anziché cercare di inventare 
ambienti definiti da “microconflitti” (derive, 
straniamenti, pareti semoventi, video, mostre, 
installazioni), abbiamo cercato - e trovato - un impatto 
"molare”: una specie di crash-test sull’efficacia 
comunicativadel nostro veicolo (laTribade Tecnica) 
usando il cadavere olezzante del "teatro politico"; ma 
procediamo con ordine. 

Allo Spaziokamino si aspettavano un concerto dei 
Cavalla Cavalla, con "performances" della Tribade 
Tecnica; ma i Cavalla Cavalla non hanno mai fatto 
"concerti", semmai uno spontaneo (spesso 
approssimativo) teatro della crudeltà, aggressioni al 
“pubblico” per indurlo ad AUTOSOPPRIMERSI IN 
QUANTO TALE. Nulladi nuovo, l’abbattimento della 
barriera tra palco e platea ha ossessionato quasi 
tutte le "avanguardie” del XX secolo, ma i Cavalla 
Cavalla non sono un'avanguardia, non si pongono 
come "pungolo”, non vogliono incunearsi 
“dall’esterno" nelle coscienze; lo sguardo è 
disincantato e imperturbabile, TUTTO (l'apparente 
catechizzazione delle masse, l'esasperazione - nella 
figura del vocalist Aldo Vignocchi - della verticalità e 
del leaderismo) avviene su un piano di simulazione, 
sotto c’è un assoluto distacco, c’è l’essere 
transmaniaci; il tessuto del “concerto" è smembrato 
fin da subito, tutti i segni (le dita a P38, l’espressione 
tesa e concentrata) sono "spiazzati” fin da subito, il 
palco è sovente abbandonato... L’”orizzontalità" non 
è un fine, ma un presupposto. 

Perquanto riguarda ie "performances”, pertelefono 
non ci siamo preoccupati di appurare quale significato 
attribuissero alla parola i compagni di Ostia; noi 
abbiamo pensato subito a qualcosa di 




Gennaio 1994 


European Counter Network ■ Milano 


moderatamente estremo, e ci siamo accordati coi 
situazionauti/e del “Valle Faul" di Viterbo per 
“convergere su Ostia". 

Premetto che la Tribade Tecnica è un progetto 
musicale-plagiarista parallelo ai Cavalla Cavalla, un 
collettivo dalla composizione molto instabile che 
“impegna” diversi transmaniaci. Per la serata in 
questione, iaTribade si è unita agli SPLEEN IV, band 
sperimentale composta interamente da compagni 
del “Valle Faul”. 

Alle 23, mentre stiamo montando il palco, i/le viterbesi 
si presentano alio Spaziokamino con una gallina 
sottobraccio (Clementina, un po' disorientata e 
insonnolita, regalo di Capodanno per gli ostiensi a 
condizione che nessuno le tiri il collo), e con strumenti 
e “materiali” da usare nelle performances. Poco 
dopo, distribuiamo il pieghevole "Capodanno a Os- 
tia" (una specie di presentazione della serata) & altri 
materiali transmaniaci. Affluenza di pubblico non 
copiosissima (un centinaio di persone), ma clima 
rilassato.. .per ora. 

Alle 24, subito dopo il brindisi, dal palco parte 
l’assalto (due tastiere, Echo-deiay a 4 piste, basso, 
batteria, sax e “macchina scenica", vaie a dire Aldo), 
P38, make-up rosso scarlatto, viterbesi incappucciati 
deambulano nella sala, urla sguaiate, fraseggicontorti 
formano grumi di suono. Alcuni, forse più interrogativi 
che ostili, ci lanciano petardi sul palco, mentre altri 
applaudono; i Cavalla Cavalla iniziano a macinare, i 
suoni prendono forme incerte ma riconoscibili, Aldo 
vomita i suoi proclami e ingiuria tutti i presenti, poi si 
spoglia e un immigrato gli depone (forse ritualmente) 
mille Uretra legambe. ..Mentre gli assoli sicoagulano 


in una specie di forma-canzone, la tensione sembra 
salire e sul palco scoppiano altri botti. I compagni, 
sempre col volto coperto, iniziano a percorrere in 
lungo e in largo la sala smaneggiando frattaglie e 
rimasugli di macelleria (espressioni di raccapriccio 
che ci ricatapultano in pieni anni '201 E non è ancora 
successo niente...); sul palco sollevo Clementina 
come per immolarla, poi la consegno a qualcuno che 
la porta via... Nel frattempo, Stanislao Moulinsky 
abbandona la sua tastiera e scende spruzzando 
“Gled Aria Nuova” tra la gente (il riferimento è 
all’allucinante e infame spot “carcerario” risalente 
agli anni 70); qualcuno non la prende troppo bene (“Il 
disinfettante vallo a dare a casa tua!”), e all'angolo 
della sala un tizio aggredisce Stanislao a calcioni; 
Aldo, nel frattempo rivestitosi, salta giù dal palco e si 
avventa sul permaloso soggetto con uno o due 
cazzotti in faccia: ACCENNO DI RISSA. Dal palco io 
invito alla calmaesillabo:"Oooooommmmmmmm...” 
come Bifo quando viene contestato... Dopo un po' il 
trambustofinisce, Aldo e Stanislao risalgono e parte 
un altro pezzo; Aldo continua a ingiuriare il pubblico, 
i viterbesi saltellano e deambulano, sta per arrivare 
il clou: il transmaniaco Riccardo P. si scopre il volto, 
si accascia in preda a terribili convulsioni, si apre la 
camica sul ventre e si ritrova le interiora in mano, se 
le strappa e legetta aterra.. Sono rimasugli raccattati 
al Macello, è un vecchio trucco da Grand Guignol, 
eppure si percepisce un certo shock nella sala... Ric- 
cardo raccoglie da terra le sozze carni e le mastica 
ostentatamente, alcuni credono si tratti dei resti di 
Clementina (che pensano portata via e scannata 
chissà dove...) e proprio non ce la fanno più, due ra- 



Centrì Sodali 


29 


Centro Sodale Leontavallo 


gazze mi raggiungono e cercano di schiaffeggiarmi 
(se sapessero che sono vegetariano...), altri si avvici- 
nano con fare minaccioso. Faccio segno agli altri di 
interrompere la “musica”, e sotto il palco inizia una 
specie di assemblea (una scena veramente retro!). 
Noi siamo calmi, alcuni persino freddi, e la cosa 
risulta irritante per chi ci strilla in faccia e ci spintona 
e vorrebbe cacciarci a forza dal centro sociale... Il 
dibattito è concitato: 

- Siete peggio delle bestie.. . e quella povera gallinai? 

- Scusa, tu la mangi la carne? sì? E lo sai che tutti i 
giorni c’è chi massacra animali, lontano dalla tua 
vista, per la gioia dei tuo palato? E di cosa sono fatte 
le tue scarpe? Ti secca vedere cosa c’è dietro quello 
che indossi? 

- lo a Capodanno non voglio vedere cose simili! 

- E allora vai a un veglione in discoteca! 

- Non avete un po' di buon senso??? 

- Tutto il mondo fuori di qui gronda del cosiddetto 
“buon senso’’... 

Ma pian piano arrivano alla spicciolata quelli che 
hanno reagito positivamente, c'è chi aveva già visto 
i Cavalla Cavalla alla festa di Radio Sherwood a PD 
nel '92, chi alza la voce per difenderci, addirittura c'è 
chivuoleche riprendiamo asuonare... Icompagnidel 
CIK sono i più tranquilli, alcuni sono addirittura diver- 
titi, mentrequalcunocontinuaagridare“Andatevene!'’, 
e un tipo prende di petto Aldo: 

-Tu non puoi venire qui dentro a farci vedere il cazzo! 

- Perchè Jim Morrison sì e io no? 

- Eccheccazzocentra Jim Morrison? 

Ed io: - Parliamone senza preconcetti, siamo tra 
compagni... 

- Ao', compagno a chi? Ma che stai a ddi? 
Perspiegarci, all'inizio rimaniamosul piano più banale 
ed immediato, quello delle allegorie e della rappre- 
sentazione: il massacro quotidiano, il macello continuo 
del corpo sociale contrapposto alPasetticizzazione’’ 
del quotidiano, con la complicità di sbirri finto-con- 
testatari come Toscani, che buttano l'occhio sul 
massacro solo per consegnarlo definitivamente alla 
distanza; il far vedere ciò che è dissimulato dall'i- 
deologia medico-sanitaria, etc. Accenniamo al "Teatro 
della crudeltà", ai "Magazzini criminali", alla “Fura 
dels baus” etc... vedo che i/le compagni/e sono felici 
del fatto che stiamo parlando, percepisco sollievo e 
interesse, LA COMUNICAZIONE E’ INSTAURATA. 
Riccardo inizia a lavorare di machete e dice pres- 
sapoco queste cose: 

- Il movimento vuole solo sentirsi dire quello che già 
sa, e allora accontentiamoci delle posse che urlano 
gli slogan, e che sono così confortanti! E invece oc- 
corre provocare, mordere, straziare, la radicalità non 
si definisce con la quantità di ideologia! 

Qualcuno applaude, E' LA BRECCIA DI PORTA PIA, 
ma ho una perplessità: non siamo tornati per un 
attimo alla solita forma dell”’avanguardia"? 

Alcuni sono ancora ostili, insistono, insultano, strillano; 
mi viene in mente un dialoghetto da “Aurora" di 


Nietzsche: 

« A. Amico, lei ha parlato fino a farsi fioco! 

B. Allora sono confutato. Non parliamone più! » 
Le compagne con cui parlo sono in gamba, Inizio a 
sentirmi veramente bene, ci chiedono di tornare sul 
palco. Un tipo dice a Stanislao: 

- Non mi piacete, ma avete vinto voi! 

Ora l’inverno dei nostri rancori, a questo sole di York, 
si fa gloriosa estate. Riprende il "concerto", suonano 
gli Spleen IV (“Questa canzone è dedicata a quanti 
pensano che oggi siano necessari pochi concetti, 
forti e chiari, e che si debba riaffermare la nostra 
identità operando per ricostruire il sociale anziché 
perdersi aguardamecondisincanto la disgregazione. 
Questo pezzo si chiama 'Camillo e gli ulivi'.”), poi c'è 
il bis dei Cavalla Cavalla (che eseguono una cover 
mozzafiato di “Ramaya"!): alcuni esagitati, “pubblico 
autosoppressosi in quanto tale”, si armano di tubi 
innocenti e demoliscono un termosifone (boh !), uno 
viene fermato mentre sta per abbattere il set di luci 
(si è rischiata la replica della devastante “serata 
transmaniaca" al “Pellerossa" di BO...). Buon anno 
a tutti! E sono appena le 2.00... 

E Clementina? E’ viva e lotta insieme a noi. 

R.B., 3/1/1994 



30 Gennaio 1994 



European Counter Network ■ Milano 


EBBENE SI', COMPAGNI DI OSTIA! 

SILLOGISMO A 
INCASTRO PER 
CITAZIONI 

I* «...Il potere generalizzato non si 
concepisce senza trascendenze, senza 
ideologie, senza miti. D’altra parte, il mito 
della demistificazione è pronto a prendere 
le consegne, basta “ omettere ”, molto 
filosoficamente, di demistificare CON LE 
AZIONI. » 

Raoul Vaneigem, 
‘‘Banalità di base” 

2 • « “lo non so assolutamente quel che 
FACCIO! Non so assolutamente quel che 
DEVO FARE!’’ - Hai ragione, ma non 
dubitare: TU VIENI FA TTO! In ogni attimo. 
L'umanità in tutti i tempi ha scambiato 
l’a ttivo con il passivo, è Usuo eterno s varione 
grammaticale. » 

F. W. Nietzsche, 
aforisma 1 19 di "Aurora" 

3 . «In ogni caso, lui sa quel che fa! » 

Jacques Lacan 
a proposito di Carmelo Bene 

4* «...Le risse. Non ch’io vi combattessi. 
Le fomentavo e poi, sgusciato via, me le 
godevo. » 

Carmelo Bene, 
“Sono apparso alla Madonna" 




Siamo contenti di avere innescato qualcosa di 
importante. In fondo, non eravamo venuti allo 
Spaziokamino per agire ma per ESSERE AGITI DA 
VOI; stava a voi "significarci”, stava a voi de-ri- 
costruirci; noi, ovunque ci muoviamo, siamo 
INCOMPIUTI, "amputati di elementi scelti non 
arbitrariamente” (vedi “Capodanno a Ostia"); è chi 
interagisce con noi che poi sviluppa -partendo dalle 
nostre azioni- inaspettate potenzialità: in questo 
caso, avete fatto leva sui Cavalla Cavalla e sulla 
Tribade Tecnica (e sui transmaniaci tutti) per 
affermare che gli spazi autogestiti non vanno solo 
riempiti, ma vanno vissuti nella loro radicale 
differenza... E avete centrato il problema: ahinoi, 
quanti compagni (mah!) interpretano come una 
"dissacrazione" il fatto che nel CSOA - concepito 
come comunità “omogenea" di compagni (bleahl), 
come Tempio laico del "Movimento" con la M 
ultramaiuscola - irrompa una pluralità, che vi 
avvengano cose inattese, che vi si producano nuove 
linee di fuga oltre la ruggine e la merda della 
"Memoria"... E' il solito resistenzialismo che non può 
che condurci tutti nelle pattumiere della storia. 

Ma questa cosa delP”intellettualismo"... Alcune per- 
formances, allegramente travolti dalla “significazione”, 
non abbiamo avuto il tempo di offrirvele: ricordate 
che avevamo una lanterna a olio? Con quella 
avremmo messo in scena il necessario “dis- 
assoggettamento” (cioè la fine dell’eteronomia - 
della “soggezione" - ma anche lafine del "Soggetto”): 
col tirassegno appeso alla schiena, nudo, io avrei 
dovuto fare il Diogene: "lo cerco l’Operaio! Datemi 
una fabbrica! Rivoglio il fordismo, la catena di 
montaggio! Largo alla retroguardia, affermiamo il 
diritto di poter crepare in minierai Non dobbiamo 
avanzare un millimetro oltre la difesa del posto di 
lavoro!". Intellettualistico? Non mi pare: chiaro, 
ineccepibile, contro il resistenzialismo, nei CSOA 
come sul lavoro - rispettivamente: per la critica 
praticadella vita quotidiana eperl’autovalorizzazione 
contro la miseria, contro il comando, contro il lavoro. 
Questo non è “mito della demistificazione", è 
demistificazione pura e semplice, perchè noi non 
facciamo tenzone ideologica, noi siamo compagni 
dentro il conflitto e il divenire “come topi nel 
formaggio". 

Per il resto, O.K., siamo sempre disponibili a 
collaborazioni di ogni tipo, saluti comunisti, R.B. 



Centri Sodali 


31 


Centro Sodale Leontavallo 


LEONCAVALLO: 
DEL COME IL 
TOPOLINO 
RIUSCÌ' A 
FERMARE LA 
MONTAGNA 
LEGHISTA 

Ora che i riflettori sono (quasi) spenti sulle vicende 
dello sgombero del Centro Sociale Leoncavallo, ora 
che i mass-media hanno ripreso la normale gestione 
rispetto a tutto ciò che organizzano e dibattono i 
compagni, forse è possibile cominciasre a “leggere" 
questa lotta straordinaria. Chiaramente ciò non 
significa che la battaglia per una sopravvivenza e 
per un allargamento dell’esperienza politica e cul- 
turale dei centri sociali di Milano e dell'Italia intera, 
così come di qualsiasi esperienza di autorganiz- 
zazione, conosca battute d'arresto. In realtà nelle 
ultime settimane si è verificato solamente un calo di 
tensione, dovuto al fatto che il gioco degli ultimatum, 
dei titoloni sparati sulle prime pagine dei quotidiani, 
delle tentate strumentalizzazioni è momentanea- 
mente finito. 

Nelfrattempo, mentre il Minìsterodegli Interni lancia 
l’allarme su una possibile saldatura fra centri sociali 
e "lotta di classe” (ma questi termini non erano 
vecchi e stantii?), la magistratura e la polizia politica 
milanesi tessono le file della criminalizzazione di 
decine di compagni protagonisti delle lotte fra il '92 
e il '93: ca. 300 denunce e 32 avvisi di reato. Dodici 
compagni, e iltentativo dei pretori ROlAelMPROTA 
è evidentemente quello di precostituire un “gruppo 
dirigente" del C.S., sono accusati, solo loro, del 
reato di occupazione con tutti gii annessi e connessi. 
Il 25 novembre, in relazione allo stesso proce- 
dimento, la magistratura ha ordinato il sequestro 
dell'area. 

In un clima politico nazionale torbido e nel quadro di 


una crisi economica con pochi precedenti, mentre si 
attua il passaggio alla Seconda Repubblica, una 
destra sociale rampante e larga parte della borghesia 
nostrana trova finalmente nuovi referenti politici di 
massa (Lega al Nord e Msi al Sud), conclude con le 
prossime elezioni politiche la fase destabilizzante e il 
processo di revisione costituzionale, avanza nel suo 
disegno dicompletaderegolamentazione del rapporto 
di lavoro e nella ricerca della rigidità delle forme di 
rappresentanza dei lavoratori, schiaccia o minaccia 
di schiacciare qualsiasi forma di autorganizzazione 
politica e sociale, procede nelle privatizzazioni dei 
servizi e nella distruzione dello stato sociale. E 1 un 
processo estremamente contraddittorio, che vedrà 
una ricomposizione in un quadro stabilizzato solo 
dopo le prossime elezioni. 

In questo quadro nazionale, e nella fattispecie locale 
della vittoria della Legaa Milano il 20 giugno, sisvolge 
la storia dei tentativi di sgombero. 

Il piccolo sgherro di Bossi, raggiunto il potere locale 
con l'appoggio sostanziale della grande e piccola 
borghesia della città, decide di utilizzare lo sgombero 
del Leoncavallo perdimostrare a tutti, al potere di Ro- 
ma, alla cittadinanzache l'ha votato, alle cordate eco- 
nomicheche lo hanno portato alla poltrona di sindaco, 
che la lega, o meglio la destra sociale, sa governare, 
sa decidere, sa usare il bastone e la carota, sa 
ripristinare la “legalità” ovunque e comunque. Cosa 
c’è di più remunerativo dal punto di vista elettorale e 
diconquistadelconsensoedi meno difficile dal punto 
di vista dell’uso dei mezzi necessari? Questo il sem- 
plicistico e idiota ragionamento del Nostro. 

E' una questione anche di immagine: l’ha promesso 
in campagna elettorale al “popolo leghista", deve 
schiacciare i centri sociali anche per distogliere l'at- 
tenzione dalle difficoltà e dalle lentezze della giunta 
nella privatizzazione delle aziende municipalizzate, 



32 


Gennaio 1994 




European Counter Network ■ Milano 


nell’affidamento delle aree dismesse alle grandi 
immobiliari e finanziarie, negli sfratti e negli sgomberi 
dei campi nomadi e dei centri di prima accoglienza 
Il sindaco chiama, la Questura risponde; controlli e 
intimidazioni durante l’estate sono sempre più 
frequenti, le minacce egli ultimatum si fanno sempre 
più pesanti, fino a prospettare un intervento con 
squadre speciali per il quale si mettono in conto morti 
e feriti fra i compagni. La magistratura intanto trama 
e indaga. 

Per i compagni dei Centri sociali e dell'intera area 
antagonista diviene necessario muoversi in tutte le 
direzioni, creando e trasformando una rete di rapporti 
e collegamenti che riesca a fare argine rispetto 
all’attacco della destra sociale e politica e degli 
organi repressivi e nello stesso tempo faccia da base 
di partenza per un contro-attacco. 

Non è un compito semplice. Se si vuole cercare una 
data d'inizio, questa va situata fra il 6 e il 20 giugno, 
nell’intervallo fra il primo e il secondo turno 
dell'elezionedelsindacoisicostituisceunaassemblea 
per i diritti negati che costituisce perlomeno un primo 
ambito di confronto abbastanza vasto fratutte quelle 
forze che si oppongono decisamente alle politiche 
portate avanti dalla Lega; centri sociali, case 
occupate, collettivi politici e di studenti, lavoratori 
autorganizzati, sindacati di base, alcune circoli di 
Rifondazione Comunista. Unaseriedi realtà politiche 
e sociali che solo in alcune e sporadiche occasioni 
sono riuscite a interloquire fra loro, trovano finalmente 
modo di comunicare con costanza, ma il processo è 
lungo e contradittorio, cosi come spesso sono forti 
e pesanti le differenze. 

Quando l’attacco al Centro sociale si manifesta in 
tutta la sua ampiezza, a settembre, trova una 
situazione nella quale i compagni hanno saputo 
costruire una rete di rapporti e una organizzazione 
della resistenza tali che è subito chiara la dimensione 
nazionale che il "caso” assumerà. 

E’ necessario, rispetto alla minaccia di sgombero, far 
pagare il prezzo politico e di credibilità più aito 
possibile, non ci si può limitare a dare un segnale di 
resistenza dai tetti, e nemmeno si può privilegiare 
l'aspetto della campagna tramite i mass-media, 
cercando di utilizzare a proprio favore i meccanismi 
della politica-spettacolo, è necessario usare tutti i 
mezzi, tutti i rapporti, creare un processoche imponga 
uno schieramento della cittadinanza e soprattutto 
dei proletari. 

E' necessario evitare con tutti i mezzi la fine 
dell’esperienza politico-culturale dei centri sociali a 
Milano, costringere la Lega e i padroni della città afar 
rimanere aperti alcuni spazi di libertà conquistati in 
anni di lotte e di resistenza, e per far questo si 
privilegia l’aspetto della mobilitazione del movimento 
e dei proletari contro lo sgombero, per il 
riconoscimento politico, per l’autogestione, contro i 


tentativi di regolamentazione dall’alto e i centri sociali 
del comune, per la territorialità, cioè per rimanere 
all’interno del territorio nei quali si è radicati e nel 
quale si è costruita la propria storia. 

Solo stabilendo rapporti di forza attraverso 
mobilitazioni di piazza, solo utilizzando tutti gli spazi 
che vengono concessi dal potere, è possibile evitare 
una sconfitta totale, che avrebbe ripercussioni 
gravissime su tutta l’opposizione sociale nella città e 
forse nel paese. 

Si portano avanti scelte rischiose: l'apertura nei 
confronti della stampa e dei mass-media, la richiesta 
di prese di posizione e di solidarietà attiva nei 
confronti dì personaggi pubblici e dello spettacolo, 
anche inseriti a pieno titolo nei meccanismi della 
grande comunicazione (Paolo Rossi, Salvatores, 
Dario Fo, Franca Rame), portano per la prima volta 
molti compagni a doversi confrontare con e sulle 
forme dell'utilizzo deH'informazione, con gli inevitabili 
casi di fraintendimento, errori, strumentalizzazioni, 
"macomesonobraviquestigiovanideicentrisociali”, 
banalità ecc.. 

Così come non è esente da strumentalizzazioni il 
confronto con alcuni esponenti di Rifondazione, del 
PDS, della Rete. 

La vicenda Leoncavallo viene giocata a livello 
nazionale come simbolo della contraddizione fra 
potere-autonomia locale e potere centrale e in 
funzione di lotta elettoralistica fra partiti di sinistra e 
leghisti. Il Leoncavallo viene usato dai partiti e dal 
Governo per ricercare consenso e adesione, per 
affermare ruoli di mediazione e di opposizione, per 
raggranellare voti e consenso sociale a livello 
cittadino, dato che, visto il sistema elettorale vigente, 
i partiti di opposizione poco o nulla possono fare 
all’interno del Consiglio comunale contro la falange 
leghista. 



Centri Sociali 


33 


Centro Sodale Leotuavallo 


Nonostante questo nessun partito di sinistra si sporca 
per dare l’adesione a manifestazioni indette dai 
Centri, tranne il caso del gruppo consiliare di 
Rifondazione (ma non la federazione di Milano) e 
alcuni circoli o personaggi. Tutti però si buttano a 
pesce sul “caso nazionale", fanno del Leoncavallo 
unabandierinaperrivendicare soluzioni “civili” contro 
la "barbarie” della Lega. Straordinario: non foss'altro 
perchè basterebbe ricordare che lo sgombero e 
demolizione del 1989 fu attuata da una giunta PSI- 
PCI, che il PDS a Bologna come in altre città da 
questo governate hadistrutto decine di centri sociali, 
che questi hanno responsabilità precise nei processi 
devastanti di ristrutturazione della metropoli e di 
deindustrializzazione, senza riandare con la memoria 
alla corresponsabilità nella repressione dei movimenti 
degli anni 70. 

In contrasto con questo bailamme giornalistico- 
spettacolare-partitico nella realtà dei fatti nessun 
potere interpellava i compagni dei centri sociali, se 
non per lanciare, ogni volta chesi andava in Questura 
perchiedere l’autorizzazione peruna manifestazione, 
ultimatum minacciosi e blandizie da quattro soldi per 
accettare tale o tal’altra soluzione decisa da 
Formentini, da Rossano (il Prefetto) o da Mancino. 
Un giorno si e l'altro no una voce di sgombero 
imminente, o una luminosasoluzioneditrasferimento 
armi e bagagli dall'altra parte della città, magari con 
trasloco a spese del Comune, o un ultimatum o prese 
di posizione per soluzioni di mediazione da parte di 
personaggi e organizzazioni di vario tipo e genere 
(addirittura la Curia e la Camera del Lavoro). Non c'è 
mai stata alcuna trattativa, nonostante molti giornali 
abbiano lavorato di fantasia. E'stato un continuo 
susseguirsi di comunicazioni a senso unico per 
mezzo del Questore e del Prefetto ai quali si 
rispondevasempreecomunquecheuntrasferimento 
sarebbe stato accettato solo acondizione del rispetto 
dei criteri di territorialità e autogestione, altrimenti si 
sarebbe verificata una resistenza sicuramente non 
passiva e una mobilitazione nazionale in caso di 
sgombero. 

Venivano prospettate di volta in volta soluzioni di tipo 
differente che non facevano altro che innescare 
guerre fra poveri: prima il Parco T rotter, sede già di 
una scuola sperimentale, poi una ex-scuola a Ponte 
Lambro, in uno dei quartieri più degradati della città, 
fraunacasermadeicarabinierieun’aula-bunker.poi 
ancora Via Adriano, soluzione che rimane ancora in 
sospeso ma che rispetta il criterio della territorialità, 
dove era la Magneti-Marelli. Si riesce però a non 
contrapporsi ai cittadini e ai proletari delle zone 
individuate come possibili sedi, si riescono a 
innescare, vincendo le diffidenze iniziali, processi di 
solidarietà che sono stati sopiti per tutti gli anni '80, 
che permettono a molte persone di guardare al di là 
del proprio orticello, di registrare degli interessi 
comuni contro il degrado delle periferie, contro la 


speculazione immobiliare e finanziaria, contro gli 
sfratti e lo spaccio di eroina, contro la demagogia 
populistica della Lega Nord. 

Un rapporto difficile, intenso, contraddittorio, eppure 
portatore di nuova linfa vitale rispetto alla progettualità 
e all’esperienza dei centri. 

Vanno avanti e si solidificano nel frattempo anche i 
rapporti, già instauratisi a partire dall’autunno del '92, 
e continuati con la raccolta di firme per i referendum 
contro l'art. 1 9 e i decreti su sanità e pensioni, con i 
lavoratori autorganizzatì di varie realtà e con il sin- 
dacalismo di base. La lotta contro i licenziamenti, gli 
accordi del 31 luglio '92 e 3 luglio '93, contro le infami 
misure economiche del governo Amato e Ciampi, 
contro la dittatura di CGIL-CISL-UIL, vede una 
partecipazione attiva dei centri sociali, cosi come 
nelle manifestazioni e nelle assemblee promosse 
dai centri sociali sono presenti spezzoni di lavoratori. 

E' in questa rete di rapporti e di interrelazioni, è in 
questa capacità di mobilitazione, che si è per il mo- 
mento alquanto smorzato l'impeto leghista. Il Leon- 
cavallo sarà comunque sgomberato, probabilmente 
a ridosso delle nuove elezioni politiche, ma ciò che 
è stato costruito in questi mesi di battaglia campale 
non potrà essere cancellato con un colpo di spugna. 

I centri sociali, gii studenti, le case occupate, i lavo- 
ratori autorganizzatì, si stanno mobilitando per un 
mese di lotta all'insegna dell’autogestione e dell’ 
autorganizzazione, contro I nuovi e i vecchi padroni 
dellacittà, nelle loro miserie e nelle loro ricchezze. La 
repressione, i licenziamenti, gli sgomberi ci fanno 
meno paura di prima. Forse il 1994 in questo profondo 
Nord non sarà solo l'anno della definitiva vittoria di 
Bossi e della destra sociale. 

Milano, 1.12.1993 



Gennaio 1994 







Europea n Counter Network • Milano 



Da qui nasce l'esigenza di scavare un pò sotto ed 
oltre le variegate affermazioni o interpretazioni, tutte 

però piuttosto superficiali e sommarie, sinoracìrcolate 

nel dibattito interno ai C.S. e più in generale nella 
sinistra antagonista. 

VEDIAMO ALCUNE DI QUESTE 
INTERPRETAZIONI 

I C.S. come “Espressione di quei soggetti in larga 
parte estranei alla fabbrica tradizionale... Forme di 
organizzazione del lavoro operaio altrimenti disperso 
nel territorio, isolato, frazionato... Specifica forma di 
rappresentanza, visibilità ed organizzazione 
politicaci), o addirittura i C.S. come “Luogo della 
ricomposizione di classe.... dentro e attorno a cui i 
corpi sociali fino a ieri separati hanno cominciato ad 
incontrarsi, a parlarsi, ad intersecarsi, gettando le 
premesse per la costruzione di un percorso comune 
di critica complessiva deH'esistente”(2), o ancora i 
C.S. come “Unico esempio fin qui noto di aggrega- 
zione sociale che riuscisse a comprendere al suo 
interno il lavoro e il non lavoro, lo sradicamento e 
l'integrazione, la passione politica e la sperimen- 
tazione culturale.. .Informa potenziale, l’immagine di 
una aggregazione (politica?),... più vicina ai modi di 
vitadel nostro futuro"(3), o infine i C.S. come strumenti 
per il soddisfacimento di bisogni sociali di aggre- 
gazione, di autogestione della propriavita e di attività 
o consumi culturalif uori dalla log icadi mercificazione 
a caro prezzo del tempo libero. Si tratta di bisogni 
sociali largamente negati nelle nostre tetre città dove 


Le note che seguono partono da una constatazione 
e da un'esigenza. La constatazione che al gran 
parlare dei e sui centri sociali (C.S.) che sta carat- 
terizzando questo Autunno ’93sull'onda della vicenda 
del Leoncavallo, della presentazione dell’ultimo film 
di Salvatores o di quanto altro ancora, fa da sfondo 
una carenza di dibattito approfondito sul loro signi- 
ficato, il contesto in cui si collocano etc., etc. 
Questa carenza di approfondimento, in parte de- 
terminata dall' impellenza delle scadenze imposte 
dallo scontro politico e sociale, connota lo stesso 
dibattito interno fra i protagonisti del movimento dei 
C.S., come ha dimostrato l’assemblea nazionale di 
NAPOLI del 30/31-1 0-93, che per altri versi invece è 
stata molto ricca ed interessante. 


Questo articolo è un primo e si spera non ultimo 
contributo, parziale e di parte, per 
l’approfondimento della discussione sui e nei 
centri sociali. 

CENTRI 
SOCIALI: 
CONTORNI E 
DINTORNI 


ili II 



Centro Sodale Leontavallo 


vige la regola sovrana del: PRODUCI CONSUMA 
CREPA.Lungo questi fili di ragionamento c'è perfino 
chi azzarda brutalmente che i C.S. sono poco più che 
le disco-birrerie della gioventù povera. 


ENTRIAMO NEL MERITO DI 
QUESTE POSIZIONI. 

Certamente è estremamente rozzo e riduttivo definire 
i C.S. come semplici fornitori di servizi sociali e cul- 
turali a basso costo. Una affermazione del genere, 
peraltro piuttosto marginale nel dibattito in corso, 
cozza con la ricchezza e la complessità sinora es- 
pressa dai C.S. sul piano sociale, culturale e politico, 
e fa a pugni con la maturazione del dibattito e della 
pratica concreta verificatasi nell’ultimo anno e 
mezzo.Questa maturazione si è giàtradotta, soprat- 
tutto in alcune grandi città, in rapporti crescenti sep- 
purtalvolta formali ed episodici, fra C.S. e movimenti 
di base presenti nel territorio e nei luoghi di lavoro. 
Questa maturazione è stata ratificata proprio all’in- 
terno dell’assemblea di Napoli dello scorso Ottobre, 
dove è stato posto al centro del dibattito l'assunto 
che:"l C.S. hanno ragione di esistere solo dentro un 
più generale processo rivoluzionario, di scontro so- 
ciale, e che quindi essi trovano nelle lotte operaie e 
proletarie, così come in quelle per il soddisfacimento 
di tutti i bisogni negati, il loro principale referente”(4). 
Preso atto dell'esistenzadi questa maturazione poli- 
tica generale, non possono essere però ignorati al- 
cuni fattori che ne chiariscono e in parte limitano la 
portata. 

Innanzitutto va detto che la mappatura dei C.S. ita- 
liani è molto frastagliata e differenziata al suo interno 
per identità o livelli di politicizzazione, e che non po- 
chi C.S. sono giustappunto e fondamentalmente 
strumenti per il soddisfacimento di bisogni sociali, 
culturali o dì aggregazione; luoghi di riappropriazione 
e di autogestione del tempo libero da parte di chi li 
frequenta. Altri C.S. invece vivono, anche culturalmen- 
te o ideologicamente, una dimensione comunitaria, 
autogestionaria e di cooperazione sociale, e non 
ambiscono alla ricomposizione o alla rappresentanza 
generale di strati sociali o classi presenti nella società. 
Ciò va detto non per limitare valore o dignitàdi queste 
esperienze, ma semplicemente per dire le cose 
come stanno. 

Altrettanto frastagliata e differenziata è inoltre la 
composizione interna di chi vive o frequenta i C.S.. In 
una situazione metropolitana come quella milanese, 
ed anche nelle realtà più politicizzate, lo standard 
medio di partecipazione alle varie attività interne, 
vede unacostantedivaricazionefra lagrande massa 
dei frequentatori (soprattutto fine-settimanali), che 
si rapportano al C.S. soprattutto come fornitore di 
servizi o luogo dì socialità libera da schemi e con- 
dizionamenti, e l’area significativa ma decisamente 
più ristretta di coloro che partecipano attivamente o 


passivamente alle iniziative più strettamente politiche. 
Va ricordato che sino ad appena 2 anni fa, in rela- 
zione a codeste questioni si dibatteva apertamente 
nel movimento sulla "crisideì C.S.'', e sul rischio della 
loro trasformazione in birrerie con sull’insegna la 
falce e martello al posto del boccale. 

Il riferimento ad u no standard medio di partecipazione 
è dovuto al fatto che, perlomeno nella realtà milanese, 
la divaricazione fra fruizione o autogestione del 
luogo e partecipazione politica attiva, è venuta real- 
mente meno soprattutto in particolari momenti di 
ricompattamento legati a sgomberi minacciati o 
attuati, oppure ma in misura minore in fasi di mo- 
bilitazione particolarmente sentita (campagne contro 
la legge sulle droghe o la guerra nel golfo). 

Questa dinamica va comunque lettacome ricchezza 
nel momento in cui produce cortei belli e partecipati 
come quello del 16 ottobre in solidarietà col 
Leoncavallo, ma va anche letta come limite per una 
progettualità più generale in quanto legata a 
meccanismi sostanzialmente difensivi e difficilmente 
riproducibili in altri momenti o su altri terreni. 

Pur partendo da una posizione marginale come 
quella che vede nei C.S. essenzialmente degli 
strumenti per il soddisfacimento di bisogni negati, 
siamo quindi ormai entrati nel merito della questione 
di fondo: COSA SONO I CENTRI SOCIALI E FINO 
A CHE PUNTO POSSONO ESSERE RACCHIUSI 
IN CATEGORIE SOCIO-POLITICHE GENERALI E 
UNIFICANTI, e se si in quali categorie. 

A tale proposito è decisamente più interessante di- 
scutere la seconda posizione citata all’inizio di questo 
scritto, che nel dibattito attuale è invece decisamente 
più influente, e che vede nei C.S. il nuovo luogo della 
rappresentanza e dell’organizzazione politica dei 
soggetti lavorativi esterni alla fabbrica e al luogo di 
lavoro tradizionale; soggetti dispersi nel territorio a 
seguito del grande processo di ristrutturazione, 
decentramento e flessibilizzazione del sistema 
produttivo, avviato in Italia in grande stile a partire 
dalla metà degli anni 70. 

Premettiamo che qui non si tratta di riproporre 
fideisticamente la centralità politica, semmai c'è 
stata, dell’operaio metalmeccanico di terzo livello 
della grande fabbrica del nord, nè si tratta di negare 
legranditrasformazionisocio-economiche avvenute 
in Italia ed ancor più a Milano negli ultimi 20 anni. La 
crescente rilevanza dell'area del lavoro precario o 
flessibile è oggi riconosciuta anche dal Cobas dell'Alfa 
di Arese, soprattutto di fronte alla continua espansione 
di questo settore ed alla continua riduzione di vincoli 
e garanzie faticosamente conquistati nel settore più 
stabile e tradizionale. Entrambi questi processi sono 
stati solennemente ratificati dal nuovo accordo- 
bidone fra governo e sindacati del 3 luglio scorso. 

MA QUI IL PROBLEMA E’ UN ALTRO. Qui si tratta 
solo di capire se realisticamente i C.S. sono o pos- 
sono essere intendenza il luogo della ricomposizione, 


Gennaio 1994 






European Counter Network - Milano 


della rappresentanza e dell'organizzazione politica 
per il vasto e multiforme mondo del lavoro esterno 
allafabbrica tradizionale, e quindi il luogo dove i sog- 
getti appartenenti a questo mondo (di cui anche chi 
scrive fa parte) possono unirsi sulla base di interessi, 
identità e progetti comuni per la messa in discussione 
globale della propria condizione. 


ALCUNE OSSERVAZIONI 
ELEMENTARI! 

Seppure in espansione, le nuove figure lavorative 
diffusesulterritorioNON HANNOSINORA ESPRES- 
SO LIVELLI O FORME RILEVANTI di rappresentan- 
za politica o sindacale, a partire dai luoghi e dai mo- 
menti concreti nei quali si realizza il rapporto di sfrut- 
tamento. Ciò è avvenuto sia per ragioni politiche ge- 
nerali (gli spazi di lottasi sono ridotti anche nei settori 
più garantiti), ma è avvenuto soprattutto a causa di 
condizioni materiali oggettive.Le stesse condizioni 
oggettive sulle quali il padronato ha pesantemente 
giocato per disperdere e frammentare i lavoratori, e 
quindi renderne più difficile esattamente la costru- 
zione diformedi rappresentanza od organizzazione. 
Quasi sempre non esistono forme di tutela contrattuale 
e quindi il padrone ha mano libera sul dipendente. La 
comunicazione e l’aggregazione fra lavoratori è 
difficile perchè il turn-over è spesso molto alto, il 
rapporto di lavoro non è continuativo, il luogo di 
lavoro è molto piccolo, o cambia o non esiste proprio 
come luogo fisico stabile (pensiamo ai settori dei 
trasporti, del lavoro e della vendita a domicilio). 
Tutte queste condizioni fanno si che nel segmento 
più precario e meno garantito del "lavoro esterno alia 
fabbrica tradizionale" (categoria questa già un pò 
troppo vaga a causa delle enormi differenziazioni 
interne), si viva nella forma più accentuata quella 
scissione schizofrenica fra tempo di lavoro e di non 
lavoro, scissione che nel corso degli anni '80 è 
dilagata comunque anche nei settori più garantiti. 

Il tempo di lavoro, lungi dall'essere il tempo della 
socializzazione, dell’identità se non addirittura della 
lotta, è visto some una fastidiosa incombenza da 
assolvere in fretta, il tempo della solitudine e della 
sottrazione di vita. 

Ammesso quindi che i C.S. siano in prevalenza i 
contenitori di questo tipo di soggetto sociale fram- 
mentato (cosa questa mai indagataseriamente come 
attestano le ricorrenti proposte di autoinchiesta sulle 
caratteristiche di chif requenta i C.S.), è evidente che 
questo soggetto si porterà anche dentro al C.S. que- 
sta scissione fra tempo di lavoro e tempo di non 
lavoro. 

SENZA DIMENTICARE LA ESTREMA VARIABILI- 
TÀ’ di condizioni, istanze e comportamenti. Per molti 
dei giovani che frequentano i centri sociali quella dei 
lavoro precario o part-time è unacondizione imposta 


dalle condizioni di mercato. Per altri invece, e spesso 
si tratta delle componenti più attive e politicizzate op- 
pure di chi ancora studia o vive in famiglia, è anche 
una scelta consapevole fatta per avere più tempo li- 
bero o sfuggire alla condanna del lavoro fisso e a 
tempo pieno. Ma mentre perisoggetti politicizzati l'o- 
biettivo è avere più spazio da dedicare alle attività 
autogestite o alla militanza, per altri spesso l’avere 
più tempo libero risolve la contraddizione in quella 
sfera della vita, e consente di avere un rapporto tutto 
sommato non antagonistico con la dimensione del 
lavoro. 

Anche in questo caso la scissione schizofrenica si 
può riprodurre nella versione paradossale di colui 
che diviene comunicante, underground e alternativo 
quando entra nel C.S., mentre ritorna rassegnato e 
aconflittuale quando ne sta fuori. 

Sottolineo a scanso di equivoci che queste afferma- 
zioni non possono essere generalizzate di fronte alla 
estrema variabilità dei soggetti e dei loro compor- 
tamenti, ma sottolineo che è proprio l’estrema varia- 
bilità dei soggetti a rendere arduo all'Interno dei C.S. 
l'utilizzo forzoso di certe categorie unificanti come la 
"ricomposizione o rappresentanzadel lavoro esterno 
alla fabbrica classica”. 

Si potrà qui obiettare che proprio il fatto che i nuovi 
soggetti operai sono dispersi, spaesati e deterrito- 
rializzati, fa si che il luogo della socializzazione, del- 
l’identità e della lotta diventi il C.S., all'Interno di un 
percorso collettivo, libero e imprevedibile di sperimen- 
tazione sociale e politica. 

MA ANCHE IN QUESTO CASO, e anzi a maggior 
ragione, una certa cautela nell'utilizzo di categorie 
unificanti generali sarebbe opportuna. 

CHE RICOMPOSIZIONE O NUOVA RAPPRESEN- 
TANZA DEL LAVORO ESTERNO ALLA FABBRICA 

può esserci se essa non intacca ed investe il tempo 
di lavoro come tempo in cui comando e sfruttamento 
si esprimono più direttamente e brutalmente sui sog- 
getti??? Si tratterà di una forma di ricomposizione e 
di rappresentanza perlomeno mutilata e parziale. 
Del resto è un dato di fatto che le espressioni autor- 
ganizzate sinora determinatesi nei luoghi di lavoro, 
han preso le mosse dai settori più garantiti del mer- 
cato del lavoro, come il pubblico impiego e alcuni 
grossi poli industriali. Ed un altro dato di fatto è che 
quando momenti conflittuali si esprimono nel grande 
magma del lavoro diffuso (pensiamo qui a Milano al 
settore delle pulizie o della ristorazione) raramente 
passano o partono dai C.S.,ma si sviluppano invece 
nei luoghi dove lo scontro e la contraddizione nasce. 
Si potrà ancora obiettare che i C.S. ratificano il supe- 
ramento della divisione fra lavoro e non lavoro, e mi- 
rano alla riappropriazione di ricchezza sociale a par- 
tire da un diverso uso del territorio e delle risorse, dal- 
le battaglie sui servizi ed il salario garantito. SI TRAT- 
TA CERTAMENTE DI UN PERCORSO INTERES- 
SANTE, ma ancora largamente da costruire e che 
non risolve le scissioni e i limiti sopra delineati. 



Centri Sodali 




Centro Sodale Leontavallo 


E’ ASSOLUTAMENTE OVVIO che la mancanza di forme diffuse e 
storicamente significative di autorappresentanza politica e sindacale delle 
nuove figure operaie o del lavoro autonomo proletarizzato, è un grande 
nodo sociale e politico di questo scorcio di fine secolo, e che della 
persistenza di questo nodo non si può accollare la responsabilità alla 
soggettività politica presente nei C.S.. Si può però dire che affermazioni 
impegnative che alludono al possibile scioglimento di questo grande nodo, 
se non sono materialisticamente fondate rischiano di ridursi a orpelli 
ideologici o ad aumentare la confusione. 

IN CONCLUSIONE.... Ci pare che di fronte alla complessità e fluidità 
espressa nel mondo dei centri sociali, e di fronte alla mole di contraddizioni, 
limiti e di zone d’ombra ancora tutte da indagare, sia opportuno evitare 
generalizzazioni premature e lasciare aperte le porte al dibattito, alla 
sperimentazione e aH’approfondimento dell’analisi. Questo senza ridurre 
con spocchia o faciloneria il ruolo faticosamente conquistato dai C.S. nel 
panorama nazionale, quali espressioni importanti dell’opposizione politica 
e sociale, punti di aggregazione e riferimento di larghe masse giovanili 
(nonché di lavoratori esterni alla fabbrica tradizionale), luoghi 
dell’autogestione, spazi di libertà e di sperimentazione. 

La necessità di un approfondimento sui nodi affrontati in questo scritto, è 
confermata da queste note presentate dai C.S. campani alla solita 
assemblea nazionale dello scorso ottobre, note che affrontano in parte le 
stesse problematiche.Non è un caso che un contributo cosi stimolante 
venga da una regione dove la maggiore diffusione e radicalità 
dell'antagonismo sociale presente nel territorio, ha fatto si che la pratica 
dei C.S. fosse più complessa e articolata che altrove, e l’incontro fra essi 
e i movimenti di lotta più reale e solido, meno formale e rituale. 

"T alune esperienze di centro sociale mostrano all’esterno (non sappiamo 
però quanto effettivamente corrisponda al dibattito interno), una immagine 
di se come approssimazione complessiva e generale dei processi sociali 
di autorganizzazione:il C.S. come forma-sintesi della autorganizzazione.Noi 
non ci sentiamo molto in linea con questa visione:noi pensiamo che i C.S. 
possano essere delle articolazioni di un progetto generale di 
autorganizzazione, al limite degli snodi strategici dove si fanno passare 
binari diversi, ma un centro sociale non potrà mai racchiudere nelle sue 
forme e nelle sue strutture quello che deve essere il CUORE CENTRALE 
dell'autorganizzazione, e cioè la ripresa operaia e proletaria, dalle fabbriche 
a tutti i luoghi di lavoro, della parola e della rappresentatività sindacale e 
politica. 

Se manca questo la nostra autorganizzazione è parziale, testimoniale, 
perennemente allusiva, ma sempre incompleta dei suoi interlocutori di 
massa." 


AZET 


NOTE 

1) Dal documento “This must be thè place” Milano Maggio 
1991 

2) Dal documento “Fuori dalle trincee" del C.S. Leoncavallo- 
Milano Ottobre 1993 

3) Da Marco Bascetta sul Manifesto del 1 7 ott. 1993 

4) Dall'introduzionedei C.S. campani all'assemblea nazionale 
di NA del 30/31 OTT '93 




Gennaio 1994 


(oppiato in proprio - milano, via leoncavallo 22-19 gennaio 1994